Sicurezza
«L’anestesista è necessario» Comitato Salute contro l’Asl
FIVIZZANO. Contro replica del Comitato in difesa del diritto alla Salute in Lunigiana su quanto sostenuto dall’Asl sulla questione della presenza di un rianimatore presso l’ospedale di Fivizzano. «Quando non vi è la volontà di rendere permanente la presenza operativa dell’anestesista rianimatore per la gestione delle emergenze – scrive il comitato cittadino – le eventuali procedure oltre a dover essere note a tutti gli operatori, dovrebbero essere funzionali sperimentate e validate. Qualcuno forse avrà sentito parlare di analisi del rischio e di capacità di risposta rapida alle criticità. Termini che i manager utilizzano nella gestione delle risorse e che derivano da una conoscenza del contesto e delle sue criticità». Per il Comitato che si occupa di sanità «l’obiettivo di un sistema sanitario è di intervenire tempestivamente per salvare vite. L’eventuale protocollo di supporto dovrebbe comunque offrire le stesse garanzie, che può offrire il medico anestesista rianimatore in servizio: la sopravvivenza del paziente fino alla nuova presa in carico, quindi un medico con capacità tali da poter sostenere il paziente in emergenza al pari dell’anestesista stesso, un medico specialista in procedure di emergenza-urgenza con personale infermieristico preparato e formato. Se un sistema sanitario non sa garantire questi elementi imprescindibili a nulla servono le scappatoie burocratiche, se non a rimbalzare la responsabilità quando il paziente non riceve cure tempestive. Nel comunicato l’Asl ci conferma che, rispetto a quanto indicato dal responsabile di struttura semplice durante la chiamata dell’operatore sanitario della Don Gnocchi, la prima richiesta di intervento quando si tratta di emergenza per un paziente interno deve essere rivolta verso lo specialista rianimatore, come del resto è sempre accaduto fino ad oggi».
La questione vera però, secondo il comitato, resta quella della reperibilità del medico anestesista «che dovrebbe essere sempre presente e disponibile. Ma così non è per le emergenze interne, a prescindere dal medico dedicato per l’attività delle sale operatorie. Infatti, come ci conferma l’Asl, un’emergenza in sala operatoria si può verificare anche quando non è stato previsto il secondo rianimatore e cioè “quando l’attività di sala è limitata alla sola chirurgia ambulatoriale con anestesia locale” come avvenuto infatti quel mercoledì. Il comunicato conferma altresì che l’anestesista rianimatore è disponibile in fasce ristrette. “La mattina in cui al centro di riabilitazione si è verificata l’emergenza, l’anestesista non ha potuto lasciare la sala operatoria per una complicanza respiratoria del paziente” si legge ancora». E Per questo, conclude il comitato, «nei presidi di aree disagiate non si può pensare di applicare protocolli utilizzati per ospedali che possono usufruire del supporto di strutture contigue, facilmente e tempestivamente raggiungibili. Ed evidenziamo e per l’ennesima volta, la problematica relativa alla mancanza di una copertura del servizio del medico nelle ore serali, notturne e nei giorni festivi». —
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