Il Tirreno

il dibattito 

«Il nuovo regolamento? Le norme pensate per semplificare i lavori»

Ivan Zambelli
«Il nuovo regolamento? Le norme pensate per semplificare i lavori»

Il sindaco Francesco Persiani difende le scelte sul consiglio comunale: «Nessun valore viene messo in discussione»

30 aprile 2021
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massa. Nuove modifiche al regolamento sul funzionamento del consiglio comunale, volute per semplificare e rendere più efficienti le sedute ma complicando ulteriormente i rapporti tra maggioranza e minoranze.

Il regolamento, approvato nell’ottobre 2017, è ormai arrivato alla terza serie di cambiamenti, dopo quelli nel settembre 2018 e dicembre 2019. A partire da modifiche di forma, come la cancellazione del genere femminile come accaduto con lo statuto comunale, e tante riscritture che tendono a rendere più chiari e semplici alcuni passaggi. Sulle modifiche in quanto tali si può menzionare, ad esempio, alla possibilità per un consigliere di essere vicepresidente in più commissioni, chiarimenti su chi può proporre commissioni speciali o di indagine, l'abrogazione degli incarichi speciali. Si aumentano poi i dibattiti su questioni pregiudiziali o sospensive da 3 a 5 minuti, si aumenta altresì il tempo per esprimere un voto in dissenso con il proprio gruppo da 2 a 3 minuti, viene limitato il tempo per presentare emendamenti o subemendamenti: fino al giorno prima, e in precedenza poteva essere fatto anche in corso di consiglio; entro 48 ore e non più 24 per quelli a carattere contabile. Fino a qui, modifiche apparentemente non sospette. Semmai i motivi del contendere, come già emerso, sono altri. Ad esempio, con il nuovo articolo sui consigli da remoto, convocabili in caso di emergenze sanitarie o di protezione civile, viene dato al presidente del consiglio comunale il compito di indicare le modalità di intervento dei consiglieri.

Cosa non vista di buon occhio dalle minoranze, che temono tale discrezionalità nelle mani dell’attuale presidente Benedetti, con il quale gli attriti sono ben noti. Altro motivo di risentimento è la riscrittura dell’articolo su interpellanze ed interrogazioni. Conservato il consiglio dedicato, le risposte all’interpellante o interrogante arriveranno entro 30 giorni, e non più entro la data del consiglio. Queste arriveranno per iscritto, come già avviene, ma non verranno esposte a meno che non se ne faccia richiesta. In quel caso, ecco le critiche, si conservano i tempi di esposizione (3 minuti), di risposta del sindaco o del delegato (5 minuti), ma si riduce da 2 ad 1 minuto la controreplica.

Viene poi risolta la questione del non voto, e ridefinita la fattispecie e l’impiego del “fatto personale”. Ad aprire la discussione è stato il capogruppo Pd Gabriele Carioli, contestando l’impianto a suo dire antidemocratico e riservando pure qualche critica al dirigente Dalle Luche ed al segretario generale Cuccolini per aver dato parere tecnico favorevole: «Non c’è stata una discussione in commissione, tutti erano silenti. Non ci sono stati spiegati i motivi reali di queste modifiche che portano ad un atto fallato e deludente». Da lì a poco, dopo pareri non dissimili, l’uscita di scena di quasi tutte le minoranze, salvo i due consiglieri M5S. «Non si limita la parola di nessuno – ha replicato il sindaco Francesco Persiani –. Se fin dall’inizio non fossimo stati attaccati o vilipesi ci sarebbe stato un altro tipo di dialogo. Le proposte qui contenute trovano riscontro in regolamenti di altri Comuni, ed hanno il pregio della semplificazione. Il fatto personale andava riscritto, perché spesso veniva abusato. Il non voto: “discuto ma non voto”; chiariamo anzi le cose. Il confronto è sempre stato ammesso e concesso, e nessun valore viene messo in discussione». A fargli eco i capigruppo di maggioranza, rispedendo al mittente le accuse e rivendicando invece la concordia e la buonafede nell’apportare quelle modifiche «necessarie per una città che cambia» ha detto Amorese. —

Ivan Zambelli

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