Attenzione
A fare la spesa con l’auto di servizio, assolti
Uno dei due vigili era stato accusato di peculato, ma secondo il tribunale di Massa il fatto non sussiste
Melania Carnevali
massa. Era stato accusato di peculato e di falsità ideologica, perché, secondo la ricostruzione degli inquirenti, più volte, sarebbe andato a fare la spesa nell’orario di lavoro e con l’auto di servizio, per poi annotare nel rapporto di fine giornata semplicemente “accertamenti e informazioni” o “rilievi”. E con lui era finito nei guai anche un collega con cui una mattina avrebbe sospeso il servizio per un’ora per poi riportare il classico “rilievi”. Ma ieri i due agenti della polizia municipale di Massa, il primo difeso dagli avvocati Riccardo Balatri e Mario Mazzi, e l’altro da Antonio Scarano ed Eleonora Lama, sono stati assolti dal tribunale di Massa perché il fatto non sussiste.
Le indagini erano partite nel 2018 dalla segnalazione di un cittadino che si era qualificato come “Paolo, cittadino di Massa”. Segnalava un agente che, in divisa e auto di servizio, svolgeva «attività private».
Gli inquirenti, nell’arco dell’anno seguente, lo hanno quindi tenuto sotto controllo annotando tutte le fermate sospette durante l’orario di lavoro. Il 24 novembre del 2018, ad esempio, secondo quanto riportato dagli investigatori, l’agente si è fermato a fare la spesa all’Ekom. Il 24 giugno del 2019 invece, sempre durante l’orario di lavoro e con l’auto di servizio, è andato prima in un bar tabacchi poi in un negozio di abbigliamento e infine in una farmacia. Nei vari rapporti di servizio veniva sempre scritto però un semplice “rilievi”: da qui l’imputazione di falsità ideologica di cui era accusato anche il collega.
Per il primo, invece, c’era anche un’accusa di peculato. Motivo per cui era stato sospeso dal servizio, salvo poi essere reintegrato prima con una sentenza del tribunale di Genova e poi con quella della Cassazione. Secondo i giudici della corte suprema, per quanto riguarda il reato di peculato, non era stato dimostrato che «il veicolo (la macchina di servizio, ndr) fosse stato realmente distolto dal servizio». Inoltre, secondo i giudici, non veniva ravvisato un danno patrimoniale per il Comune. «Occorre verificare – dissero i giudici – che, ai fini della configurabilità del reato occorre verificare che la condotta abbia prodotto un danno apprezzabile al patrimonio della pubblica amministrazione o a terzi». —
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