Sicurezza
«Il Pd deve tornare a parlare alla gente Il candidato sindaco? Di centrosinistra»
Bottici e le amministrative: un tavolo di coalizione in cui i democratici non saranno padroni. Niente liti, ok alle primarie
Alessandra Vivoli
CARRARA. Le prossime elezioni a sindaco di Carrara per le quali «il candidato del Pd deve uscire da un tavolo di centrosinistra in cui il partito democratico non farà da padrone». L’amministrazione grillin che «non hanno fatto bene, non lasceranno una strada segnata per il futuro della città». Ma anche la vertenza del polo fieristico di Marina di Carrara per la quale «la Regione ne ha assunto la governance ma in otto mesi non è accaduto nulla». E infine la questione marmo «che fine ha fatto la rivoluzione a Cinque stelle sui beni estimati?». Parla di questi, ma anche di molti altri temi, il consigliere comunale e provinciale del Pd Cristiano Bottici, 51 anni e una piena condivisione dei principi del Pd: «mi sono sempre piaciuti quelli. I leader? Ho apprezzato Veltroni, ma la politica che sogno è lontana da Roma, è quella che parla alla pancia della gente, almeno spero che torni a farlo».
Cominciamo da qui. Come si prepara il Pd alle prossime amministrative di Carrara? Quali saranno le alleanze?
«Sono convinto che il candidato a sindaco di Carrara debba uscire da una coalizione di centro sinistra. E credo fermamente che più che dai nomi si debba partire dai programmi: non dai libri dei sogni, facciamo attenzione, ma da alcuni punti fermi per far ripartire Carrara.Sul candidato se ne ragionerà a un tavolo, potrà essere una scelta condivisa ma non mi fanno paura le primarie. Credo che una lezione sia servita a tutti: i litigi che hanno caratterizzato la precedente campagna elettorale non hanno fatto bene a nessuno. Adesso si riparte dal riconoscimento degli errori, dai programmi e da un’idea di Carrara».
Il partito democratico che campagna elettorale si prepara a mettere in campo?
«Già prima della campagna elettorale il partito ha cominciato a parlare di nuovo con la gente. Credo che, facendo autocritica, non è stato tutto sbagliato ma come Pd abbiamo commesso i nostri errori e il primo è stato quello di “raffreddare” il rapporto con la città. È mancato l’ascolto, il metterci la faccia ed è da qui che ripartiamo. Dal rapporto con la gente e dai programmi: al primo posto la valorizzazione della città e del turismo».
Quali i primi nodi da sciogliere?
«Io penso a una questione importante come quella della crisi del polo fieristico di Marina di Carrara. In campagna elettorale la Regione ne ha preso la governance: sono passati otto, quasi nove mesi e non ci sono novità. Le domande legittime ci sono eccome: il bilancio 2019? La situazione attuale? Il piano di risanamento? Non ci sono stati segnali tangibili: forse il presidente Eugenio Giani dovrebbe cominciare a considerare la nostra non come una provincia di serie B. Dovrebbe dare delle risposte, non venire qui solo a tagliare i nastri».
Cosa rimprovera alla giunta grillina?
«Cominciamo col dire che con questa amministrazione, su tutto, è mancata la comunicazione e la partecipazione su tutto, basti pensare che come prima mossa sono stati cancellati i consigli dei cittadini. E la trasparenza? Si è dimesso ora l’assessore al commercio, ma non cui sono state spiegazioni».
E sul marmo quali sono i programmi?
«Per quel che riguarda il lapideo: il socio esperto che dall’opposizione era nel mirino delle critiche è rimasto al suo posto. La tassazione blocco per blocco? Si continua ad andare avanti con i valori medi. E i beni estimati? Ma non era De Pasquale che in campagna elettorale parlava di superare le cave di proprietà e restituirle alla città? Dove è finita la rivoluzione grillina?»
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