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l’iniziativa 

Diritti oltre i confini nella piazza dei “fiori resistenti”

Diritti oltre i confini nella piazza dei “fiori resistenti”

La ricorrenza diventa “internazionale” con Rovelli l’associazione 31 settembre Arci, Alberto Benetti Aps e Non una di meno

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massa. Fiori, poesie e canti per rivitalizzare piazza Palma, che per un giorno è stata trasformata in piazza delle “R’Esistenze”. In occasione del 76esimo anniversario della liberazione d’Italia le associazioni 31 settembre Arci, Alberto Benetti Aps, Non una di meno e lo scrittore Marco Rovelli hanno voluto organizzare, in collaborazione con Anpi e circoli Arci, una celebrazione atipica ma al passo con i tempi in quella nuova e tanto chiacchierata piazza. Infatti, poco più avanti l’entrata dell’omonimo liceo è stata impressa sul cemento la frase “Puoi uccidere un fiore ma non puoi contenere la primavera”, attribuita a Gandhi e scelta contro la violenza di genere. Ma come aveva fatto notare a suo tempo Rovelli, la frase non è né di Gandhi, né può essere usata a quello scopo, in quanto gioca sul paragonare la donna ad un delicato fiore. Semmai, la frase è un passo di “Certeza” della poetessa guatemalteca Julia Esquivel, e porta con sé tutt’altro significato, come ha spiegato ai presenti Monica del Padrone, di Non una di meno: «La poesia incita alla difesa dei diritti umani, del popolo maya e di quello guatemalteco, che negli anni ‘60 ha vissuto un genocidio “silente”. Aver quindi messo questa frase contro la violenza di genere non solo è un errore, che peraltro attribuisce ad un uomo le parole di una donna, ma rafforza il paradigma patriarcale nel quale la donna viene associata alla delicatezza ed alla fragilità tipica dei fiori». Al contrario, «noi non siamo fiori delicati, ma fiori resistenti». Ecco che da un errore si può recuperare una massima applicabile alle circostanze: la lotta per la liberazione. Gli organizzatori hanno perciò esteso la commemorazione non solo al caso italiano, ma anche ad altre realtà. A dirlo è il presidente della 31 settembre Riccardo Bardoni: «Abbiamo scelta questo piazza proprio per quello che simboleggia: ci racconta di una primavera che non verrà mai soppressa e mai tagliata; purtroppo questa giunta nella sua ignoranza intellettuale e culturale ha fatto sì che questa scritta diventasse generica. Ma ci ha permesso anche di scoprire le vicende del popolo guatemalteco. Da qui la scelta di tramutarla in piazza delle Esistenze, ricordando alcune resistenze, non solo la nostra». Gli interventi hanno quindi ricordato i curdi, i palestinesi, i guatemaltechi e i cileni e anche le 130 vittime del recente naufragio nel Mediterraneo. —

I.Z.

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