Il Tirreno

dopo le richieste di rinvio a giudizio 

Il caso Serinper scuote la politica ma (per ora) non le “poltrone”

Manuela D’Angelo

Forza Italia: «Noi garantisti, ci aspettiamo anche gli alleati» La Lega: «Anche Montignoso e Carrara siano parte civile»

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Manuela D’Angelo

massa. Un po’di imbarazzo, dopo la notizia della richiesta di rinvio a giudizio, nel caso Serinper, per alcuni esponenti politici dei Comuni di Massa e Montignoso, c’è. Tanto è vero che non tutti accettano di commentare l’accaduto.

Il presidente del consiglio comunale di Massa Stefano Benedetti è accusato di “corruzione per esercizio della funzione” per l’appoggio politico che, secondo la Procura, avrebbe fornito alla Serinper, chiedendo in cambio l’assunzione di due concittadine. «Intanto non è stato ancora rinviato a giudizio– comincia il coordinatore comunale di Fi Domenico Piedimonte – Se poi dovesse accadere noi siamo garantisti fino al terzo grado di giudizio e ci aspettiamo che lo siano anche gli alleati». Forza Italia ieri mattina dopo la prima scossa del terremoto giudiziario innescata dalla Procura, si è riunita con i vertici provinciali e regionali, dichiarandosi alla fine in linea con la posizione politica nazionale del partito. «Garantismo, europeismo, cristianesimo e liberismo sono i nostri capisaldi – continua Piedimonte – Benedetti è innocente fino a prova contraria; se i partiti dovessero rimuovere tutti coloro che vengono indagati, o rinviati a giudizio, nessuno quasi riuscirebbe più a fare politica. Inoltre mi sembra di ricordare che l’opposizione massese già tentò di far votare una mozione di sfiducia per Benedetti, che non ebbe nemmeno tutti i voti della minoranza».

«Gli indagati hanno diritto di difendersi – dice ancora Piedimonte commentando la decisione del Comune di Massa di costituirsi parte civile nel processo – come i sindaci hanno il dovere di tutelare gli interessi del proprio Comune». Dello stesso reato di Benedetti è accusata anche l’assessore al sociale del Comune di Montignoso Giorgia Podestà e implicato nella vicenda c’è pure il consigliere Pd Marino Petracci. Il sindaco di Montignoso Gianni Lorenzetti, però, non si costituirà parte civile durante l’udienza fissata dal gup il prossimo 3 giugno.

«Credo che il Comune di Massa lo faccia perché sono implicati dei dipendenti pubblici, non per le azioni del presidente Benedetti – dice Lorenzetti in merito alla costituzione di parte civile – I politici possono essere sfiduciati. Io non ho dipendenti coinvolti e inoltre non prenderò provvedimenti neanche riguardo il mio assessore. Mi fido delle persone che mi circondano. Il Comune non ha ricevuto nessun danno di immagine da questa storia. Forse è stata danneggiata l’immagine personale di Giorgia Podestà, di Marino Petracci e del sottoscritto, finiti alla gogna prima ancora che fossimo dichiarati colpevoli. L’assessore Giorgia Podestà, tra l’altro, mi consegnò le sue dimissioni dopo che fu indagata, ma io le ho rigettate e lo rifarei».

A queste dichiarazioni risponde, infine, il segretario provinciale della Lega, Nicola Pieruccini: «Capisco il sindaco di Massa che ha deciso di costituirsi parte civile nel processo. Come Lega siamo sollevati, al momento, dal fatto che non ci siano indagati all’interno della giunta. Mi meraviglia, invece, l’atteggiamento del Comune di Montignoso e di quello di Carrara. Mi aspettavo che anche loro si costituissero parte civile: Montignoso perché ha subito sicuramente un danno di immagine dal comportamento dei due politici indagati e Carrara perché affidò alla Serinper alcuni minori e dovrebbe quindi accertarsi che sia stata una scelta felice e che non ne sia derivato un danno anche erariale. Chi non lo fa, a mio avviso, è come se ammettesse una colpevolezza politica. Per il resto– conclude– noi siamo garantisti, anche con gli avversari politici». –

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