Sicurezza
L’ospedale del cuore primo in Italia: operazioni mini invasive ad aorta e valvola
I due interventi eseguiti senza aprire il torace. I medici: lavoro straordinario grazie alla collaborazione dell’equipe
massa. Che sia un fiore all’occhiello, un’eccellenza di cui andare orgogliosi, noi apuani lo sappiamo bene, ma l’ospedale del cuore (Fondazione Monasterio) non manca di dare conferme di quell’eccellenza. Lo ha fatto anche nelle scorse settimane con due interventi straordinari, interventi mini invasivi con l’addio alla chirurgia a cuore aperto. La competenza enorme dell’unità operativa di Cardiologia Diagnostica e Interventistica, l’ alta tecnologia e la capacità di fare squadra. Due tipologie di intervento mai realizzate prima in Italia: un intervento di riparazione attraverso un piccolo catetere della valvola tricuspide che ha il delicato ruolo di indicare al sangue “la via da percorrere” garantendone l’ossigenazione e un intervento di riparazione dell’aorta con protesi endovascolare.
Intervento all’aorta
L’ operazione sull’aorta è consistita – per semplificare – nell’inserimento di un tubicino in metallo e tessuto, la protesi appunto, che va a rinforzare il tratto dell’aorta indebolito. Un intervento che richiede un team multidisciplinare ad alta specializzazione. E all’ospedale del Cuore quel team c’è, è l’Aortic Team, un gruppo composto da cardiologi interventisti, cardiochirurghi, anestesisti e radiologi della Fondazione Monasterio, coadiuvati dai chirurghi dell’unità operativa di chirurgia vascolare dell’Ospedale delle Apuane diretta dal dottor Giovanni Credi.
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L’intervento è stato trasmesso in streaming in Europa, Asia e America Latina, affinché i medici delle numerose strutture specialistiche collegate imparassero e familiarizzassero con la nuova protesi: «Sono state sviluppate tecniche completamente endovascolari – spiegano il dottor Antonio Rizza e il dottor Cataldo Palmieri, cardiologi interventisti dell’Ospedale del cuore – che consentono di intervenire con poche piccole incisioni, riducendo al minimo le possibili complicanze per il paziente». Il cardiologo Michele Murzi aggiunge: «Il trattamento chirurgico tradizionale è spesso invasivo e caratterizzato da un alto numero di complicanze soprattutto perché spesso si tratta di pazienti anziani o affetti da altre malattie. Ecco perché abbiamo prediletto quella endovascolare».
Intervento alla valvola
L’intervento di riparazione transcatetere della valvola tricuspide ha visto contemporaneamente in sala operatoria il dottor Sergio Berti, il dottor Giuseppe Trianni ed il dottor Massimo Mariani, un team altamente specializzato che, per la prima volta in Italia, ha utilizzato una tecnica alternativa alla chirurgia tradizionale e del tutto innovativa, denominata “Pascal Ace”. L’intervento si attua inserendo un catetere sottile attraverso una piccola incisione nella coscia, raggiungendo il cuore e riparando la valvola malata. La procedura mini-invasiva, rispetto a quella tradizionale, non richiede l’arresto del cuore o l’apertura del torace. La difficoltà principale di questo innovativo intervento consiste nel ruolo dell’ecografista: il dottor Mariani aveva, infatti, il compito di guidare gli operatori – i dottori Berti e Trianni – durante la riparazione della valvola, attraverso la visione di immagini raffinate, come fosse un navigatore. «Un risultato di grande soddisfazione – commenta il dottor Berti, direttore dell’unità operativa Cardiologia Diagnostica e Interventistica dell’Ospedale del Cuore – abbiamo una tecnica minimamente invasiva per pazienti fragili e affetti da molteplici patologie. Ulteriore soddisfazione, è stato il risultato finale straordinariamente buono».
«Un risultato – spiega il dottor Mariani, cardiologo dell’Ospedale del Cuore – che si può ottenere solo con una perfetta coordinazione tra le varie figure. Come un occhio, ho guidato le mani esperte dei medici verso la posizione più adeguata, un lavoro di squadra». —
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