Il dolore
«Io, esclusa dal vaccino dico che ho vinto»
Lo sfogo di Giada Magnani, sorella dell’ex sindaco di Aulla, con un bimbo disabile: adesso so che posso contare solo su di me
AULLA. Ci sono tante storie da raccontare attorno al covid-19. Una di queste è quella della aullese Giada Magnani, sorella minore di Silvia, ex sindaca di Aulla. Ed è lei stessa a raccontarla sulla propria pagina Facebook, prendendo di mira il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, al quale si rivolge direttamente.
La questione riguarda i vaccini, in particolare quelli da somministrare ai cosiddetti caregiver, nome con cui vengono chiamate le persone che accudiscono un familiare non autosufficiente. E Giada Magnani rientra in questa categoria, avendo un figlio nato con gravissima forma di disabilità. Ecco la ricostruzione che fa della vicenda la quarantenne aullese: «Il 2 marzo veniva dichiarato che dal 4 marzo sarebbe partita la vaccinazione degli estremamente fragili e, in caso non fosse possibile per patologia o età, il vaccino sarebbe stato riservato ai loro caregiver conviventi. Che successo ci è sembrato! Dopo anni di battaglie in solitudine, finalmente sembrava riconosciuto il ruolo di genitori che si occupano 24 ore sue 24, sette giorni su sette, di figli ai quali, ahimè, poco ha risparmiato, in termini di compassione e pietà, il destino. Viene detto che saranno addirittura direttamente contattati dalle Asl di appartenenza, lavoro che sembra agevolato dal fatto che questi piccoli pazienti sono a loro in carico e ampiamente conosciuti».
Il 15 marzo, continua a scrivere Giada Magnani, «e senza nessuna chiamata diretta avvenuta, viene fatto presente che l’apertura di un portale dedicato accelererà la fruizione del vaccino con la semplice registrazione. Oltre all’inevitabile falla sistemica nei giorni delle prenotazioni e all’accavallarsi di sms poco chiari riguardo la futura ma non imminente disponibilità di dosi, riesco ad effettuare la mia registrazione, con la promessa che, appena disponibili le dosi, verrà anche il nostro turno. Comincia, nei giorni delle prenotazioni, la folle gara alle dita più veloci del web, perché ci vuole costanza e pazienza per riuscire a entrare, ma per chi, come noi, è caregiver iscritto alle liste, ma senza codice ancora in possesso, diventa una battaglia persa in partenza. Giunti poi al 6 aprile, dopo un abbondante mese trascorso ancora non in sicurezza per noi famiglie di disabili gravi, si legge che finalmente si riparte con la vaccinazione dei fragili, ma noi caregiver siamo magicamente spariti anche da questa casistica. Sembrerebbe questa la banale ed ennesima parabola della sconfitta dei più deboli e degli inascoltati».
E invece no, dice lei. «Io oggi, madre di un disabile minore grave, da non ancora vaccinata ho vinto e voi avete perso! Perché genitori come me, come noi, come le migliaia di famiglie in questa condizione, vincono ogni mattina, quando si svegliano e sanno che nella vita potranno contare solo su loro stessi, perché alle promesse delle istituzioni abbiamo smesso di crederci».
Non è sola. Sono tante le storie di mamma e i papà, di figlie e figli o di sorelle e fratelli, che aspettano di essere vaccinati per proteggere la persona cara che non può farlo. Tante persone che, come Giada Magnani, temono di poter contare solo su se stessi. —
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