Gioco
Con Il punto sull’emergenza covid e sulle aziende apuane Il prefetto sulla movida: «Blocchi alla stazione»
Ventrice: non faremo arrivare dalla Liguria E sul lavoro: troppo irregolarità, ora basta
Un’auto di polizia o carabinieri per ogni piazza considerata calda, più pattuglie in giro per le strade di Massa e Carrara. E controlli alle stazioni ferroviarie, con agenti pronti a rimandare indietro i giovani arrivati da fuori regione per una serata sulla costa, che poi rischierebbe di finire a calche, alcol e pugni. È il piano, già testato prima delle chiusure, che la prefettura è pronta a mettere in campo con la riapertura dei locali e il ritorno delle movida. A spiegarlo a Il Tirreno, è il prefetto Claudio Ventrice, arrivato in provincia lo scorso agosto, pochi giorni prima dell’aggressione agli agenti di polizia che erano intervenuti a Marina di Carrara per sedare una rissa. Al suo arrivo, Ventrice ha istituito diversi gruppi e task force, a partire dal comitato covid, di cui fanno parte i sindaci di Massa e Carrara, il presidente della Provincia, le tre forze di polizia, il direttore sanitario dell’ospedale e l’azienda sanitaria. «Ci riuniamo ogni mercoledì per fare il punto sull’epidemia – spiega Ventrice –. È un modello che ho portato dal Piemonte ed è molto utile. Oggi è molto importante condividere le informazioni, mettere a conoscenza tutte le istituzioni in modo che tutti sappiamo qual è la situazione nel nostro territorio».
Dottor Ventrice, entro maggio ci sarà un graduale ritorno alla normalità. Riapriranno anche i locali e ritornerà la movida, che lo scorso anno ha creato grandi problemi per la sicurezza pubblica. Qual è il vostro piano?
«Siamo organizzatissimi, anche perché la sicurezza è un tema a cui tengo tantissimo. Facciamo continue riunione nei cosiddetti comitati sull’ordine e la sicurezza pubblica a cui partecipano le tre forze di polizia, il sindaco di Massa, il presidente della Provincia e anche il sindaco di Carrara. Dovrei far partecipare solo quello del capoluogo, ma credo che la provincia sia basata su entrambe le città, e inoltre gli stessi problemi che ha Massa li ha Carrara, quindi è giusto che partecipi anche lui. Abbiamo una macchina perfetta. Abbiamo cercato di sincronizzare le forze. Abbiamo individuato le zone della movida e abbiamo deciso di mettere postazioni fisse in ogni zona. Poi ci siamo inventati il controllo dinamico, nel senso che abbiamo pattuglie di carabinieri e polizia che si muovono intorno alle due città, in modo di avere sotto controllo anche altre zone che potrebbero essere coinvolte per quanto riguarda gli assembramenti. Poi ho coinvolto la Polfer per controlli su chi arriva e chi parte, ma soprattutto su chi arriva. Molti infatti vengono a fare la movida qui dalla Liguria».
Si tratta di pregiudicati?
«Sono tutti di ragazzini. L’intenzione è quella di bloccarli. Cercheremo di intercettarli anche ai caselli autostradali».
Quali sono le zone più calde?
«A Massa sono le tre piazze centrali, quindi piazza Mercurio, piazza Aranci e piazza Garibaldi. A Carrara, la zona dei locali di Marina, intorno a via Rinchiosa. Il messaggio che voglio lanciare è che bisogna usare le mascherine e mantenere le distanze: solo così possiamo sconfiggere il virus. Il compito della polizia non è quella di dividere i ragazzi. Tocca agli esercenti invitare i clienti a rispettare le regole o, se non lo vogliono fare, utilizzino la vigilanza privata».
In Versilia, lo scorso anno, tutti i locali avevano vigilantes. Qui no?
«No. Ho proposto anche al sindaco di Carrara di invitare gli esercenti a utilizzarli, perché credo che siano un deterrente».
Adesso che tipo di controlli state realizzando?
«Ci stiamo concentrando sui locali che continuano a rimanere aperti».
Sono tanti?
«No, fortutanamente si contano in una mano, ma continuano a rimanere aperti nonostante le multe. Io li capisco bene, sono figlio di un commerciante, però se c’è una norma io la devo far rispettare. Qui la legalità va rispettata: fino a quando starò qui, insieme al questore e al comandante provinciale dei carabinieri, multeremo».
Oltre al comitato covid, lei ha istituito anche un’inedita task force per la sicurezza sul lavoro che raggruppa tutti i vari organi competenti, dalle forze dell’ordine all’Asl, passando per Inail, Inps e altri. Di cosa si occupa?
«Andiamo a fare controlli a sorpresa nei cantieri. Tutti i tipi di cantieri: del marmo, dell’edilizia. Ma anche aziende: recentemente abbiamo controllato anche una sartoria con 40 dipendenti. Il compito di questa task force è di fare prevenzione. La prevenzione è diversa dalla repressione. Andiamo a controllare i luoghi di lavoro per vedere se viene rispettata la normativa sulla sicurezza dei luoghi di lavori da tutti i punti di vista. Lo facciamo per il lavoratore. Non voglio che si verifichino altre morti bianche in questa provincia perché non c’è sicurezza del lavoro. Non posso più permettere che i lavoratori stiano in ambienti non sicuri».
Quante aziende avete controllato?
«Sette in tre mesi. Una sartoria, un’azienda del marmo e aziende che lavorano con i cantieri navali».
Avete riscontrato irregolarità?
«Tante».
Di che tipo?
«Di tutto: dalla ditta dove si lavora la vetroresina che non aveva l’aspiratore per aspirare l’aria nociva a quella che aveva lavoratori irregolari».
E che tipo di provvedimenti avete preso?
«Ogni organo ha preso provvedimenti per la sua aria di competenza, Sono stati fatti diversi verbali, ma ci sono state anche denunce alla procura e sospensioni di attività».
Farete questo tipo di controlli anche nelle aziende del turismo come gli stabilimenti balneari?
«Certo, negli stabilimenti, quest’estate, faremo anche controlli per la normativa anti-contagio con la capitaneria di porto». —
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