Lutto
Una discarica di rifiuti nel sentiero trekking appena recuperato
A Caprigliola trovati rifiuti di ogni tipo ai bordi del bosco Gli abitanti della frazione li hanno eliminati e ora protestano
AULLA. Oltre al verde della sua meravigliosa natura, se c’è una cosa che non manca in Lunigiana sono le discariche che proprio quel verde vanno a deturpare. Una cafonaggine diffusa, diventata quasi una caratteristica peculiare dei nostri boschi, al punto che ormai un sempre maggiore numero di persone non si scandalizza più di tanto quando scorge gli osceni sacchi neri, ricolmi di ogni genere di schifezza, ai bordi delle strade collinari o di campagna.
Ma quello che è accaduto nella frazione di Caprigliola segna un ulteriore step nella corsa al degrado. Al bivio fra via Chiesuola e il tracciato S4/bis, uno dei sentieri recuperati da un gruppo di amici di Caprigliola, uniti dalla passione per il trekking e la natura si è formata una micro discarica ex novo. Un nuovo sito in cui dare sfogo alla propria inciviltà, come se non bastassero quelli deturpati da tempo immemore. La nuova micro discarica si trova all’inizio di uno dei percorsi recuperati, che si diramano nei boschi circostanti, frequentati da un numero crescente di persone amanti del trekking. La scoperta non è stata presa bene, giustamente aggiungiamo noi, come si può leggere sulla pagina Facebook “Caprigliola – Caprighjolé”, dedicata alla caratteristica frazione a forma di nave, dove si può leggere quanto segue: “Tristemente ancora qui a dover rimarcare come la madre degli idioti-incivili-bestie sia sempre sempre incinta. Rilascio di rifiuti in ambiente naturale. Per la precisione in Via Chiesuola al bivio con il tracciato S4/bis. Che il destino possa garantirvi cascate di rumenta... Sempre cordialmente eh, sia chiaro”. Un testo semplice e diretto, corredato da un paio di foto del nuovo abbandono di rifiuti. Ricordiamo che, nel mese di febbraio, ben di peggio accadde su uno dei sentieri recuperati, dove qualcuno ebbe l’idea, pericolosa e criminale, di inchiodare dei rami a 20 centimetri da terra e di disporre sul terreno delle tavolette di legno dalle quali sporgevano delle punte di acciaio affilate. —
Gianluca Uberti
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