Addio passeggiata per il mercato: a Massa i banchi riaprono, i clienti non ci sono
Gli ambulanti: siamo all’aperto, non ci sono rischi contagio Manca la voglia di shopping. Si vendono solo tute e pigiami
MASSA. È una fotografia. Fai un giro al mercato – alla sua prima riapertura dopo la zona rossa – e il cambiamento lo percepisci: stili di vista, consumi, paure. E una categoria, quella degli ambulanti, che il Covid ha ridotto al lumicino con cali di fatturato così pesanti che spesso le spese superano gli incassi. Siamo in zona arancione, è vero: è consentito spostarsi per oltre 500 metri, ma i confini del comune non si valicano e se c’è da uscire, beh, lo si fa per godersi il verde e il silenzio. La passeggiata in città, rituale dello shopping, non esiste più. Cambia lo stile di vita e cambia pure il look perché la parola d’ordine è “comodità”. Così non soltanto gli ambulanti contano gli spiccioli, ma sono costretti a ripensare all’offerta merceologica perché se ci sono prodotti che “tirano”, quelli sono tuta e pigiama.
Piero Filippi vende abiti in piazza Aranci: è dietro il banco da decenni, ma un periodo così nero non l’ha mai visto. Il registratore di cassa parla chiaro, è mezzogiorno e nel cassetto ci sono dieci euro: «Non bastano neanche per fare la spesa, in un anno ho visto i costi superare i guadagni». Ci pensa un po’, Piero, poi usa parole forti: “Questa è una tragedia”. Una tragedia perché il Covid ha messo in ginocchio il settore e l’intera economia, ma certo una bella mano – l’ambulante ne è convinto – l’ha data un mercato che non ha le carte in regola per attrarre clienti: «Troppi banchi che vendono usato e l’ambulante tradizionale si trova in seria difficoltà».
Se Piero Filippi un fatturato non l’ha neppure visto, Amedeo Guadagnucci le perdite le calcola in un bel meno 65%. Lui in piazza Aranci vende biancheria intima, è rimasto chiuso in zona rossa: «I decreti Conti non consentivano di aprire agli ambulanti che vedono biancheria, lo consentono, invece, i decreti Draghi, ma il sindaco Francesco Persiani ha preferito una interpretazione restrittiva». Da ieri il banco ha riaperto, ma di gente se ne vede poca. Poca gente e pochi soldi: «Si naviga a vista, l’unico prodotto che riesco a vendere è il pigiama». E se si vende il pigiama, beh significa che la gente poco si muove e poco acquista. Gli affari languano e gli aiuti – chi vive di commercio lo ha detto in ogni modo – sono pochi: «Sono rimaste, però, le tasse». E se qualche aiuto dal governo arriva, è proprio lì che finisce, nelle tasse.
Le strade affollate nei giorni di mercato sono un lontanissimo ricordo: nonostante gli acquisti si facciano all’aria aperta, manca l’ingrediente indispensabile per fare affari, l’ottimismo. Rimane invece la paura che dell’economia è nemica. Barbara Peselli vende abbigliamento femminile, ha riaperto, ma di affari non ne vede: «In giro non c’è nessuno, le persone hanno paura. La zona arancione non consente spostamenti da un comune all’altro e questo penalizza il nostro settore che tradizionalmente attira persone da fuori zona. Noi lavoriamo all’aria aperta e questo dovrebbe rassicurare eppure le persone non fanno acquisti». Barbare le sue perdite le ha quantificate eccome, anche per verificare se raggiungesse la soglia del meno 30% per accedere ai ricoveri e ha verificato che quella percentuale l’ha superata: «Basti pensare agli ordini fatti nel gennaio 2020 e all’invenduto. Vero che abbiamo avuto uno sconto importante sul suolo pubblico, ma le ricadute della pandemia sono pesantissime. Sta crollando l’economia».
Tempi durissimi, ma gli ambulanti non mollano. Certo non lo fa Elisabetta Sacchelli che vende borse in Largo Matteotti: «È fondamentale esserci, per i clienti e per noi. Io ho perso il 56% e ho avuto ristori per 4.200 euro, soldi usati per pagare l’Inps. Fortunatamente mio marito lavora, altrimenti morirei di fame. Ma ci sonoe apro, se non partiamo tutti si muore». E gli ambulanti faticano, ma ci provano. —
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