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Ginevra, 17 anni: «Mamma ho deciso donerò i miei capelli alle donne malate»

Alessandra Vivoli
Ginevra, 17 anni: «Mamma ho deciso donerò i miei capelli alle donne malate»

Lei è una studentessa del liceo, la madre un medico in prima linea nella campagna vaccinale. «Voglio fare qualcosa»

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Alessandra Vivoli

massa CARRARA. Ginevra compierà 17 anni il prossimo dicembre. Studia al liceo classico, indirizzo linguistico, ama molto scrivere e ha una cascata di capelli ricci che, da stesi, le arrivano fino alla vita.

Ginevra Dazzi qualche giorno fa ha chiamato mamma Susanna, dottoressa specializzata in epidemiologia e sanità pubblica, impegnata in direzione sanitaria dell’Asl nelle delicatissime partite della pandemia e dei vaccini. «Mamma mi taglio i capelli, voglio donarli a chi realizza le parrucche per le donne ammalate di tumore».

«E mia figlia – dice mamma Susanna Salvetti – la ragazza dagli occhi grandi che scherzosamente chiamo “tre teste” per quei suoi riccioli neri lunghissimi, mi ha lasciato senza parole. E se poi non ti piaci? Le ho detto un po’ frastornata dalla sua decisione. E va bene, mi ha risposto, poi ricrescono, che problema c’è? Semmai porterò la codina per qualche mese».

È una bella storia quella di Ginevra e di mamma Susanna. Due donne che insegnano, con la loro vita quotidiana, il grande valore dell’altruismo e della generosità.

«Io Ginevra l’ho avuta presto, facevo ancora medicina, avevo 23 anni – racconta Susanna – Ho avuto la fortuna che è sempre stata una bambina buonissima: io studiavo e lei dormiva nella culla. Insieme abbiamo preparato le specializzazioni, naturalmente con l’aiuto prezioso di mia madre. Poi una volta laureata sono cominciati i turni, al 118, le sostituzioni a Piombino. È stato un periodo complicato, anche perché sono una madre separata che oltre eìa Ginevra ho un altro figlio che ora ha 14 anni. Insieme ce l’abbiamo sempre fatta. Tre anni fa sono entrata nella direzione sanitaria al Noa. E poi è arrivato il Covid».

«Mi sento un po’ in colpa con mia figlia in questo lungo periodo mi ha visto pochissimo – continua– non c’è stato Natale, Pasqua, Pasquetta: ho lavorato spesso 12 ore al giorno e Ginevra, rispetto a molti altri suoi coetanei, ha vissuto sulla sua pelle l’impatto sugli ospedali della pandemia. Per tutti questi motivi quando è venuta a dirmi che voleva donare i capelli mi sono commossa: mi sono sentita fiera di lei».

«Ci ho pensato molto – spiega Ginevra– e ho deciso di dare un contributo per tutte le donne che stanno vivendo sulla propria pelle il tumore e il percorso che comportano le cure. Mi sono detta perché non farlo? Ho 17 anni ma non mi riconosco nella vita fatta di instagram e di apparenze: non mi sono appassionata alle foto venute bene per avere qualche like. Rispetto ad alcuni miei coetanei ho vissuto anche in modo molto più serio la pandemia: vedo il lavoro che fa mia mamma, io lo capisco quando è stanchissima e cerca di fare finta di nulla, di farsi e darci forza. Sono tanto fiera di lei: mi sono detta lei fa così tanto, anch’io posso fare qualcosa per gli altri. Ho visto un documentario sulla donazione dei capelli. Ho deciso e non sono mai tornata indietro. So che bisogna andare a Firenze per farlo, stiamo aspettando io e mamma, visto che sarà lei ad accompagnarmi, solo che mi chiamino per tagliare i mie lunghi riccioli».

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