Sicurezza
Il nuovo ponte piace poco «Però ora siamo più sicuri»
Brutto, con troppa pendenza, staccato dal contesto: i commercianti lo bocciano Ma promuovono gli operai del cantiere: hanno lavorato sodo e rispettato i tempi
carrara. Il nuovo ponte di via Gino Menconi non piace agli avenzini. Cittadini e commercianti si erano subito opposti al progetto, in particolare per quanto riguarda le pendenze. In coro avevano detto “Avenza non vuole il suo ponte del diavolo”. Ma come più volte ribadito dalla Regione Toscana (responsabile del progetto di messa in sicurezza idraulica) non si poteva fare altrimenti. Adesso la cittadina dopo un anno di lavori, polemiche, proteste, incontri, mediazioni, persino la nascita di un comitato, ha di nuovo il suo ponte. Mancano alcuni dettagli: parte dell’illuminazione, le spalle del ponte, i marciapiedi e la resinatura. Il più, però, è fatto. Ma il giudizio no cambia: tutti sono d’accordo che il ponte sia “brutto” e che così non andava fatto, anche se c’è chi esce dal coro e parla di necessità.
Come per esempio Danny Bordigoni del bar Ischia di piazza Finelli: «Che si tratti di un ponte non adatto per un centro storico è sotto gli occhi di tutti – dice – ma se i lavori di messa in sicurezza si dovevano fare, giusto che siano stati fatti. Non sono un ingegnere e non mi improvviso un tecnico. Ma guardano sempre e solo il sopra? Il sotto non lo guarda nessuno? Poi quando ci arriva l’acqua alle serrande cosa facciamo? Certo non è bello ma il ponte deve essere funzionale. A differenza di dieci anni fa, hanno rispettato la tempistica, gli operai hanno sempre lavorato, anche nei giorni di festa».
Un plauso agli operai arriva anche da Gianfranco Rosini dell’omonima tappezzeria a pochi passi dal ponte: «Gli operai che hanno fatto il ponte sono persone squisite, hanno lavorato anche quando pioveva e hanno fatto presto. L’ultima volta c’erano voluti due anni. Noi ci siamo battuti in tutto e per tutto per non avere il ponte fatto così, ma ormai ce lo dobbiamo tenere. A livello estetico non si può guadare, non è un ponte da centro storico. I new jersey poi non si commentano e i dislivelli ci sono. L’importante adesso è che sia finito e sia stato riaperto, in particolare per molti commercianti. A livello commerciale a noi la chiusura non ha creato chissà quale disagio, ma per molti colleghi è stata una bella botta. Adesso vediamo come si comporta quando piove. Spero che non mi arrivi l’acqua dentro al negozio».
E a proposito di commercianti che invece il disagio l’hanno subito, ecco Giuliana Vitali del negozio di calzature Gidò: «Come si dice a Massa è un ponte che è stato fatto “un pez e un boccon”. È un ponte infinto, i lavori non sono ancora terminati dopo un anno. A noi ha creato molti disagi e siamo scontenti perché è stato fatto come volevano loro (si riferisce alla Regione) senza ascoltare chi il ponte lo usa. Hanno creato un disagio enorme a tutti i commercianti e la colpa è di chi ha gestito il tutto. Speriamo non serva un altro anno per finirlo del tutto. A Berlino il muro l’hanno buttato giù, ad Avenza l’hanno fatto sul ponte».
Di ingoiare il rospo parla Giuliano Torre della pasticceria Torre: «Gioco forza ora ce lo dobbiamo tenere. Abbiamo preso le bastonate e ora ci tocca ingoiare il rospo. Un ponte così in un centro storico fa abbastanza schifo. È doloroso ammettere che avevamo ragione su tutto, a cominciare dalle pendenze che creano problemi alle persone anziane. Una mia cliente che soffre di cuore mi ha detto che non riesce a farlo». —
Alessandra Poggi
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