La manifestazione
Il giudice sul caso Baratta: «Non fu diffamazione»
È stato archiviato il procedimento a carico dell’onorevole Nardi e di altri quattro: «L’opinione politica e la satira sono sempre consentite nei limiti»
massa. Un’opinione politica, anche se espressa pubblicamente, non può essere considerata diffamazione. Come non la è necessariamente una vignetta e nemmeno la condivisione di un articolo potenzialmente diffamatore, perché un lettore non «ha il dovere di verificare la notizia». È il succo dell’ordinanza di archiviazione del procedimento nei confronti dell’onorevole Martina Nardi e di altre quattro persone denunciate per diffamazione da Pierlio Baratta, assessore al bilancio di Massa.
I fatti risalgono all’estate del 2018. Baratta si è appena insediato come assessore della giunta di Francesco Persiani. L’onorevole Nardi pubblica su Facebook un video youtube in cui l’assessore discute con un personaggio chiamato Demone scimmia, in passato oggetto di dileggio della trasmissione La Zanzara su Radio 24, affrontando con toni confidenziali temi vari: dalla politica all’uso di stupefacenti. Il commento allegato al video di Nardi è «Buongiorno massesi, questo è il nuovo assessore al bilancio! Dire vergogna mi pare quasi riduttivo». Scoppia il caso. Il video viene condiviso e commentato. Diventa anche una vignetta firmata da Sebastiano Muzio con la foto dell’assessore e la scritta «Demoni, scimmie, serpenti, e poi ebrei...ma Baratta quante canne ti sei fatto».
Baratta denuncia cinque persone: Nardi, il vignettista (difeso dall’avvocato Ilaria Bellè), Riccardo Barbieri (difeso dall’avvocato Serenella Berti, aveva pubblicato sul suo profilo Facebook un post con scritto «bella Demone che c’hai mica due paste che mi calo un trip prima di guardarmi il bilancio comunale», Marco Marchini (difeso dall’avvocato Marco Guidi, collega di giunta di Baratta, ha commentato il post dell’onorevole Nardi «questo è un malato di mente, altro che vergogna») e Massimo Peri (anche lui difeso da Bellè, aveva pubblicato sempre sul suo profilo social un articolo di giornale che parlava del caso chiedendo «dovuti provvedimenti» al consiglio comunale). Il giudice Marta Baldasseroni ha archiviato il procedimento per tutti e cinque, partendo dal presupposto che è stato lo stesso «Baratta ad acconsentire che il video» venisse pubblicato e condiviso «accettando il suo caricamento sulla rete web», si legge nell’ordinanza. Nardi «si è limitata a condividere su Facebook un video di pubblico dominio». Inoltre, «visto il ruolo politico svolto da entrambi» il suo commento «va necessariamente valutato alla luce del contesto di contrasto e di critica politica» e «non travalica i limiti di continenza». Lo stesso vale per il vignettista, mentre Peri «si è limitato a condividere un articolo di giornale nella cui attendibilità l’indagato poteva ragionevolmente fare affidamento». Per gli altri due «il comportamento presenta una portata offensiva piuttosto modesta». —
Melania Carnevali
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