Sicurezza
L’ingegnere: nel mio progetto non c’erano sovraccarichi
carrara. È stata una udienza importante quella di ieri al centro congressi dell’Apt, sede deputata (per arginare il rischio Covid) per lo svolgimento di un processo che vede schierata una platea di legali e testimoni.
A essere sentito dal giudice Basilone è stato il primo degli imputati (il reato contestato è crollo colposo): l’ingegner Fabio Telara (assistito dall’avvocato Ferdinando Genovesi.
È stato ripercorso, tappa per tappa, la genesi del progetto per il nuovo tetto del Politeama, firmato proprio dall’ingegner Telara per un “miglioramento statico”.
E nel mirino sono finiti quei presunti sovraccarichi a cui sarebbero imputati i cedimenti dell’edificio, i famosi crolli. La versione dell’ingegner Telara ha cercato di fare chiarezza su un punto fondamentale: nel progetto originario non erano previsti sovraccarichi, anzi. E i blocchi d cemento armato sarebbero stati “aggiunti” dalla ditta in corso d’opera. Una ricostruzione dei fatti che ha toccato uno dei punti cardine della complessa vicenda giudiziaria del Politeama. Il nodo da sciogliere è infatti la causa dei crolli, quella per cui sono finiti sotto accusa sia il nuovo tetto dell’edificio storico ma anche i lavori all’interno di uno degli appartamenti del Politeama.
Insomma tutti interventi che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero “pesato” troppo sulla struttura dell’edificio provocando prima il collasso di due pilastri nella parte centrale e poi il crollo del solaio nell’ala di via Roma. L’udienza di ieri, quella in cui è stato sentito l’ingegner Fabio Telara, è andata avanti per più di quattro ore e andrà avanti anche il prossimo 22 aprile.
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A. V.
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