Italia
Investimenti in diamanti, c’è l’ipotesi risarcimento
Diversi risparmiatori hanno acquistato le pietre dalla società poi fallita. Adesso possono chiedere anche di essere ammessi tra i creditori
MASSA. Di risarcimenti garantiti non ce ne sono. C’è però una possibilità in più per quei risparmiatori – anche diversi massesi – che hanno deciso di investire in diamanti. Se di Intermarket Diamond Business, la società attraverso la quale i diamanti l’hanno comprati, è stato dichiarato il fallimento, ora la giudice delegata, Alida Paluchowski, ha accolto e fatta propria la proposta del curatore, l’avvocata Maria Grazia Giampieretti di prevedere per i risparmiatori un “risarcimento” pari al 15 percento del valore di acquisto dei diamanti.
Per quel risarcimento è, però, necessario chiedere di essere ammessi allo stato passivo. Per dirla in parole semplici: è necessario chiedere, entro il prossimo 13 dicembre, di essere riconosciuti tra i creditori della società Intermarket Diamond Business. Per farlo è possibile anche rivolgersi alla Confconsumatori che segue la vicenda fin dall’inizio. Ai risparmiatori, dall’anziano che aveva messo da parte 15mila euro, spicciolo dopo spicciolo, a chi aveva in mano una cospicua eredità, veniva proposto – a fare da intermediari erano un paio di istituti di credito – di investire in diamanti.
«Chi ha acquistato – dettagliava Confconsumatori quando emerse la vicenda nel 2019 – i diamanti non se li è portati a casa, meno che mai se li è fatti montare dall’orefice di fiducia e li ha messi al dito. Piuttosto quelle pietre preziose – spiegava l’associazione – neppure le ha viste: gli è stato esibito soltanto un certificato e i diamanti sono rimasti custoditi presso la società venditrice».
Un investimento, quello in pietre, che hanno fatto diverse persone anche a Massa, attraverso un paio di banche. Gli investitori hanno acquistato credendo di aver realizzato un affare fin quando a metter loro qualche dubbio è arrivato l’Antitrust che ha riscontrato «scorrettezze che hanno riguardato le informazioni ingannevoli e omissive diffuse attraverso il sito e il materiale promozionale predisposto in merito».
Fino poi al fallimento della società con tutto ciò che ne è conseguito. Adesso per chi ha investito in diamanti c’è la possibilità di farsi riconoscere come creditori e sperare in quel 15 percento di risarcimento, sempre che, pagati gli altri creditori, in base alle priorità disciplinate dalla legge, i soldi rimangano anche per i risparmiatori. L’eventuale risarcimento andrebbe a sommarsi alla cifra eventualmente ottenuta – spiega Confconsumatori – in sede di transazione dalla banca (purché la somma tra il 15 percento e quanto ottenuto dalla banca non superi il capitale investito) e alle pietre, che restano in proprietà a coloro che le hanno acquistate. Molti investitori infatti hanno presentato domanda di restituzione dei diamanti tenuti in custodia presso i caveau della società venditrice: «Le pietre sono state trovate ed ora – spiega Francesca Galloni, legale di Confconsumatori – si attende solo la restituzione che avverrà tramite le filiali delle banche coinvolte che avevano venduto ai propri clienti i diamanti della società poi fallita». —
C.S.
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