La manifestazione
Cimitero, quello che non va e il mega progetto per Mirteto
Forno crematorio vecchio, niente sala autoptica e ancora i container: prolungati i termini per presentare idee di recupero e gestione dell’area
MASSA. La decisione l’ha assunta la giunta comunale con la delibera 45 dello scorso 26 febbraio: chi abbia una idea per “ridisegnare” il cimitero di Mirteto – questa la ratio – si faccia avanti. Tecnicamente una manifestazione di interesse, con una recente proroga dei termini che non scadono più, come previsto all’inizio, il prossimo 11 maggio, ma il 10 giugno.
La volontà dell’amministrazione è quella di “sondare” il mercato e verificare se ci siano soggetti disponibili a realizzare un progetto di recupero del cimitero di Mirteto che preveda non soltanto la costruzione e gestione di un nuovo forno crematorio, ma anche la realizzazione di un obitorio comunale che sostituisca quello in viale Democrazia, accanto allo stabile che ospita la scuola infermieri (quello del Noa è utilizzabile solo per decessi interni all’ospedale). Non solo, l’idea è quella di costruire anche una sala autoptica, che adesso negli spazi del vecchio obitorio non c’è e una sala del commiato.
Del resto a Mirteto di problemi ce ne sono parecchi: il forno crematorio – per citarne uno di quei problemi – funziona ad “intermittenza”. Ad inizio 2020 si è rotto niente meno che il bruciatore, cuore dell’impianto. Del resto i primi segnali di resa sono arrivati nel 2014 con il distacco di una porzione di intonaco refrattario a cui hanno fatto seguito alcuni lavori: sostituito l’intonaco, rivisitato lo scambiatore di calore, cambiato il filtro per ridurre le emissioni di diossina, rifatto l’impianto di area compressa che “comanda” apertura e chiusura delle valvole. Il tutto per 137.000 euro.
Ma qualche problema rimane tanto che nel 2020 l’impianto si ferma ancora. C’è il forno che non va e c’è un cimitero in cui ancora le salme in attesa di cremazione vengono tenute nei container perché spazio alternativo non c’è. E siccome qualche operatorie “si affaccia” sul mercato, cerca di capire se esistano margini di intervento, il Comune decide di attivare una manifestazione di interesse. Le società che valutino di poter realizzare e gestire il forno, ma anche la sala del commiato e la sala autoptica posso presentare un progetto. I progetti – per illustrare gli step della procedura – saranno valutati: verrà vagliata la fattibilità, quindi se ne sceglierà uno, se ne dichiarerà la pubblica utilità e lo si manderà a gara. Chi quel progetto lo ha fatto conterà su “un vantaggio”: a parità di costi con altri soggetti, godrà di una sorta di prelazione.
La procedura è ora in una prima fase, quella della “esplorazione” in cui il Comune cerca di capire chi e a condizioni sarebbe disposto a realizzare l’impianto di cremazione con le sale e gli spazi collegati. Per farsi avanti, dicevamo, c’è tempo fino al prossimo 10 giugno. Una soluzione di partnernariato pubblico privato, quindi per la realizzazione dell’impianto e la sua gestione: «Il forno crematorio – dettaglio l’assessore ai lavori pubblici Marco Guidi – è vetusto e mancano spazi. Pensiamo alla sala del commiato. E non dimentichiamo che, per il rispetto e la dignità dei defunti e dei loro cari, è il caso che finalmente non si vedano più quei terribili container. Ad ora, come da procedura – spiega Guidi– non sappiamo quante siano le manifestazioni di interesse, dobbiamo attendere la scadenza dei termini». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
