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Negozi di abbigliamento in zona rossa, aperti ma soltanto per “l’asporto”

C.S.
Negozi di abbigliamento in zona rossa, aperti ma soltanto per “l’asporto”

La proposta di Confcommercio: vendite su prenotazione via Whatsapp. Lazzarelli: buona idea per salvare il settore  

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massa. Alla loro richiesta danno il carattere dell’ufficialità: prendono carta e penna e scrivono a tutti i sindaci della provincia.

Perché il settore abbigliamento – questa è la premessa – è al collasso e cerca una strada per sopravvivere. Quella strada Confcommercio e Federmoda, il suo sindacato, la trovano nelle aperture su prenotazione e a numero chiuso. Tu hai bisogno di un abito? Contatti il negozio, magari via Whatsapp, fissi l’ora e scegli. Tu ed il negoziante, evitando assembramenti e contatti ravvicinati.

Una idea che Confcomercio di Massa e Lucca dettaglia nella lettera inviata a tutti i sindaci delle provincia apuana e di quella lucchese per consentire da subito – spiega l’associazione – di riprendere a lavorare a tutte le attività attualmente impossibilitate a farlo in zona rossa: «Il perdurare delle restrizioni – motiva Federico Lanza, presidente interprovinciale di Federmoda – e le previsioni di un suo mantenimento a tempo indeterminato stanno mettendo in ginocchio centinaia di attività commerciali delle città. Siamo quindi a fare una proposta per alleviare queste problematiche, tenendo ovviamente conto dell’emergenza sanitaria in atto che impone il contenimento dei contagi. Per i negozi al momento chiusi si potrebbe prevedere la possibilità di servire la clientela in numero contingentato secondo le dimensioni dell’attività, esclusivamente dietro appuntamento, via email o Whatsapp, o in altri modi “tracciabili” a scelta del titolare. Sarebbe una specie di servizio da asporto – esemplifica Lanza – analogamente a quanto accade per il settore della somministrazione. Il negozio rimane chiuso all’esterno, con apertura solo in funzione dell’accoglienza dei clienti prenotati. Riteniamo questa modalità rispettosa del momento storico particolare, anche in considerazione del fatto che le attività commerciali da mesi si sono adeguate ai più rigidi protocolli anti contagio e sono quindi presidi assolutamente sicuri. Per questa ragione – conclude il presidente di Federmoda – chiediamo ai sindaci dei nostri territori di aiutarci nel sostenere questa proposta, che potrebbe essere “pilota” rispetto ad altre realtà, e di aiutarci a farcene portavoce con la prefettura ai fini di una sua adozione in tempi molto rapidi».

Proposta che rafforza anche Christian Lazzarelli, presidente del centro commerciale naturale. Per lui l’attuale zona rossa è “ridicola”– è questo l’aggettivo che sceglie – perché – motiva – «si può andare dovunqe, dall’avvocato al ferramenta. Sono chiusi solo negozi di abbigliamento e di calzature per adulti e gioiellerie. Non si è fermato il paese, ma soltanto un settore». Lazzarelli assicura che il sistema dell’appuntamento salvaguarderebbe il commercio: «Nel periodo precedente la pandemia era evidente che, nonostante fossero molti i clienti che entravano in una giornata, soltanto 6 o 7 di loro assicuravano il guadagno perché realmente intenzionati ad acquistare, se quelli stessi clienti potessero raggiungerci attraverso un appuntamento, beh senza dubbio sarebbe una soluzione importante per evitare all’intero comparto dell’abbigliamento e delle calzatura di crollare. Ci forniscano ulteriori prescrizioni su spazi e accessi e noi provvederemo». La richiesta, quindi, di lavorare per evitare, come accaduto lo scorso anno, di fare i conti –è proprio il caso di dirlo – con l’invenduto. Senza dimenticare che il meccanismo dell’appuntamento consentirebbe di tracciare gli ingressi in negozio, quindi eventualmente di prendere contatti con l’acquirente in casi di contagio o di rischio contagio. Adesso la risposta ai sindaci cui Confcommercio ha recapitato le lettere nei giorni scorsi. —
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