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Fossi demaniali nei bacini «Bocciata la nuova sanatoria»

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CARRARA. Fossi demaniali in cava: le soluzioni emerse dal tavolo congiunto tra Regione, Comune, sindacati e la Confindustria apuana incassa il “no” di Legambiente che replica con una lettera alle parti con una nuova proposta. «Una nuova sanatoria, a danno della comunità», cominciano dall'associazione, perché, spiegano, «con questa iniziativa la Regione si sta assumendo una grave responsabilità. Per favorire l’interesse privato degli imprenditori dell’escavazione sta chiedendo al Demanio di violare il suo dovere istituzionale e le finalità stesse del demanio idrico (prevenire e mitigare i fenomeni alluvionali), scaricando così sui carraresi un rischio alluvionale accresciuto. Un’operazione grave dal punto di vista politico e non priva di implicazioni anche dal punto di vista delle responsabilità penali (che, nel caso, non mancheremo di sollevare). La sdemanializzazione sarebbe attivata “laddove la realtà catastale non fosse più coerente con la realtà fattuale”: in altre parole, una sanatoria definitiva per le cave che, in violazione della legge, hanno occupato le fosse demaniali utilizzandole come discarica di detriti». Questo, il primo punto. Ma anche sul trasferimento a piazza Due Giugno della competenza in materia (un tema peraltro, come abbiamo scritto, già discusso anni fa con palazzo Ducale) dall'associazione arrivano perplessità. «La soluzione prospettata, che rimuoverebbe il vincolo del demanio idrico lasciando al Comune la competenza del rilascio dei permessi, lungi dal rassicurarci, rappresenta una minacciosa aggravante. Le amministrazioni, infatti, non solo hanno tollerato per decenni la violazione del demanio idrico, ma hanno dimostrato costantemente, con azioni e omissioni, una tenace indifferenza all’aggravamento del rischio alluvionale derivante dalle modifiche d’uso del territorio». E poi, dopo aver citato qualche «omissione», riflettono: «Sdemanializzare il reticolo idrografico montano significherebbe rinunciare alla sua funzione di mitigazione delle alluvioni: si tratterebbe di un crimine idraulico che la popolazione di Carrara difficilmente accetterebbe passivamente. Ritenendo pertanto irrinunciabile mantenere il demanio idrico montano, invitiamo Comune e Regione a recedere dall’atto irresponsabile». E suggeriscono: «Basta considerare che la finalità del demanio idrico non è necessariamente legata al mantenimento dell’alveo delle fosse liscio e sgombro ma, anzi, è soddisfatta e potenziata da un alveo poroso e scabro, capace di rallentare quanto più possibile il deflusso delle acque meteoriche. È sufficiente prescrivere alle cave una sistemazione opportuna dei detriti nelle fosse demaniali (e una composizione opportuna, priva di materiali fini: marmettola e terre), realizzando i cosiddetti ravaneti spugna. La soluzione che suggeriamo rispetterebbe il demanio idrico e andrebbe nell’interesse di tutti, cave comprese».

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