Sicurezza
Virus, muore l’ultimo partigiano di Bergiola
Carrara, Sergio Dell’Amico Focon raccontò sul Tirreno l’orrore della strage del 1944, puntò il dito anche contro i “mai morti”
Carrara. Il virus in appena due settimane si è portato via anche Sergio Dell’Amico, da tutti conosciuto come Focon, l’ultimo partigiano di Bergiola. Aveva 93 anni. Stava bene quando è arrivato il contagio, poi il ricovero al Noa e il decesso, senza che i parenti, come purtroppo accade in questi casi, lo potessero salutare per un’ultima volta. Lascia la figlia Angela, il genero Franco, i nipoti Sergio e Marina, che piangono un uomo di una tempra e di una personalità eccezionali, partigiano e poi cavatore, generoso, socialista (aveva la tessera fin dal 1946) come il padre Ezio, anch’egli cavatore, sempre dalla parte dei più deboli. I funerali si terranno stamattina, martedì, alle 11 partendo dall’obitorio del Noa per il cimitero di Turigliano, dove si terrà il rito della cremazione.
Cinque anni fa, proprio sul Tirreno, raccontò della terribile strage avvenuta nel suo paese di Bergiola, con oltre 70 vittime (gran parte donne, bambini e anziani), del 16 settembre del 1944. Lui, che era nato a gennaio del 1928, aveva quindici anni e mezzo circa, ed era già partigiano, nella compagnia del comandante Dante Isoppi. Nato e cresciuto a Bergiola, in quel 2016 ricorreva il 72°anniversario dell’eccidio – come scrisse sul Tirreno – «avvenuto nel mio paese da parte dei nazifascisti aiutati dai repubblichini, le camicie nere italiane. Oramai i ricordi dei vivi sono come nebbia che si dirada nel mattino estivo. Le commemorazioni servono finché ci siamo ancora noi, purtroppo pochi, partigiani in vita. Dopo sarà tutto dimenticato, il buonismo avrà il sopravvento. Forse si arriverà a dire che: beh tutto sommato i fascisti non erano così male; dalla parte del torto passeremo noi che abbiamo dato i nostri migliori anni e le nostre vite per avere “libero” questo nostro Paese e combattuto per la Libertà! ». E aggiungeva: «Un Paese libero, dalla furia cieca dei nazisti che scappavano in ritirata e lasciavano dietro di sè morti e macerie. Così come a Bergiola Foscalina. Ma libero soprattutto dai “mai morti” , la razza peggiore che si potesse combattere – proseguiva – Altri non erano che i vecchi compagni di scuola o i vicini di casa o comunque gente del luogo che si erano venduti anima e corpo al fascismo più bieco e nulla ci metteva a “vendere” , tradendo, un loro vecchio amico, che però era partigiano, alle squadracce delle camicie nere che passavano poi a far “pulizia” e a punire il “rivoltoso” , fino a ucciderlo nei modi più atroci». «Quanti amici e compagni ho perso così– scriveva Sergio – Purtroppo finita la guerra, questi “signori” dalle camicie nere, fecero il famoso salto della quaglia e molti diventarono dirigenti di partito, soprattutto Comunisti e Socialisti. Gli stessi che durante la guerra gli erano nemici, ma che ora gli tornavano comodi». «Questi signori nel corso degli anni hanno fatto carriera e chi come me ha combattuto loro e gli altri invasori, si è ritrovato a “combattere” sempre e per tutta la vita in difesa del posto di lavoro e cercando di mantenere dignitosamente una famiglia – concludeva il suo intervento Sergio, Focon – Noi Partigiani ci pieghiamo ma non ci spezziamo. Siamo e saremo Partigiani per sempre! Viva il Partigiano, Viva la Libertà! ».
Uno dei luoghi simbolo della strage fu la scuola elementare, nella quale furono rinchiuse molte delle vittime e bruciate vive. Per anni i paesani, fra i quali Lucio Gigli, che nella strage del 16 settembre del 1944 perse cinque cari, si sono battuti perché la scuola, intitolata al maresciallo della Finanza Vincenzo Giudice (ucciso nella strage con i familiari), fosse tolta al degrado. Nei mesi scorsi, l’amministrazione comunale ha preso l’impegno di farne un luogo della memoria. E nel luogo della memoria, un posto di sicuro andrà riservato anche a Sergio Dell’Amico Focon, l’ultimo partigiano di Bergiola. La futura moglie Maria tutti le mattine portava il pane ai partigiani del comandante Vico sulla Brugiana. Dopo la guerra si sposarono e rimasero insieme per 63 anni. Raccontano i nipoti: «Il nonno Sergio, Focon, diceva sempre: viva la libertà, viva la Resistenza, viva l’Italia».
M. B.
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