Il Tirreno

Il caso 

Carrara, quando gli Studi Nicoli donarono il calco dello Schiavo

L.B.
Carrara, quando gli Studi Nicoli donarono il calco dello Schiavo

Nel 1893 il direttore Ferdinando Pelliccia ringraziò personalmente per la prestigiosa donazione del gesso dell’opera del sommo Michelangelo

2 MINUTI DI LETTURA





Carrara. «Era appunto nella mia mente di formare una raccolta delle più belle opere di quei tempi non appena gli scarsi mezzi pecuniari dell’Accademia lo avessero consentito». È l'agosto del 1893 e a scrivere queste parole (foto, sullo sfondo gli Studi Nicoli) è direttamente il direttore del tempo dell'Accademia di Belle Arti di Carrara, Ferdinando Pelliccia. Docente all'interno dell'istituto dal 1836, riporta direttamente il sito di palazzo del Principe sullo scultore carrarese, dal 1846 al 1895 diventa direttore dedicandosi «con grande passione e senso di responsabilità alla vita dell'Accademia». Ebbene la lettera che ha come oggetto il “Ringraziamento per dono statue” è quella che rivolge a Carlo Nicoli e che a distanza di quasi 130 anni estrae dagli archivi Francesca Nicoli degli omonimi laboratori artistici carraresi. Una donazione all'istituto che incassa il favore dei vertici di fine Ottocento dell'Accademia. «È con vera soddisfazione che compio il dovere di esternare tutta la mia riconoscenza e gratitudine per l’atto generoso che testé compievano inviando in dono a questa Accademia un calco della statua in gesso “Lo Schiavo” opera del sommo maestro Michelangelo», scrive il direttore che, commenta, di fronte a certi atti, come quello delle donazioni all'istituto appunto, «il mio animo si rallegra» perché intravede nel gesto «l’amore e l’interesse per l’incremento del Patrio Istituto al quale io stesso ho cercato dedicare tutta la mia volontà, tutte le deboli mie forze», chiosa nella lettera con la dicitura “Accademia Reale di Belle Arti”. È il periodo post-unitario, con il marmo ricorrente nella storia dell'Accademia e della città di Carrara. Si susseguono in quegli anni generazioni di scultori; riporta sempre il sito dell'Accademia carrarese: Carlo Finelli, Pietro Fontana, Pietro Tenerani, Bernardo Raggi, Giovanni Tacca, Luigi Bienaimé, Benedetto Cacciatori, Carlo Chelli, per citarne alcuni e per tradurre il fermento culturale. Ma tra i documenti che Francesca Nicoli ha estratto dall'archivio degli storici laboratori, non c'è solo il gesso dell'opera di Michelangelo Buonarroti (altro personaggio peraltro legato alla città del marmo) con quella donazione. Ma anche la richiesta a Carlo Nicoli, si legge sempre da un carteggio questa volta datato novembre 1881, nel quale si chiede appunto di eseguire «le due statue rappresentanti i due pugilatori di Canova alle misure uguali all’originali in marmo ordinario prima qualità»; per un «lavoro a perfetta regola d’arte», si precisa. Da Michelangelo a Canova, insomma. E proprio nei giorni scorsi all'Accademia hanno presentato il via del restauro della scultura in gesso di Napoleone I nelle sembianze di Marte pacificatore di Canova, per un'opera da 3,5 metri d'altezza circa. L.B.

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa