Il Tirreno

L’intervento 

Dal muro del ’700 al Parco fluviale Adriano Tongiani e la storia del Frigido

Dal muro del ’700 al Parco fluviale Adriano Tongiani e la storia del Frigido

L’ex presidente di Asmiu fa il punto sulle opere idrauliche Sul nuovo progetto: l’opera va valutata nelle sue interazioni

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massa. L’ex presidente di Asmiu ed esponente di spicco della sinistra massese Adriano Tongiani interviene sulla realizzazione del muro sull’argine del Frigido, ricordando le ragioni che hanno portato alla realizzazione del parco fluviale e sottolineando l’importanza di valutare l’opera in una visione più complessiva che tenga conto anche dei cambiamenti climatici.

«Da un lato – scrive Tongiani riferendosi al muro – si contesta l’opera per il negativo impatto estetico e paesaggistico, proponendo in alternativa diverse modalità realizzative e l’uso di casse d’espansione, dall’altro si prende atto che le opere sono necessarie per la sicurezza idraulica. Ci si limita, però, all’opera in sé non cogliendo tutte le implicazioni territoriali connesse. La sicurezza idraulica, infatti, non può eludere la necessità di un nuovo rapporto città-fiume, come leva per un nuovo e positivo equilibrio tra ambienti naturali e costruito. Per questo oltre un trentennio fa proponemmo la costituzione del Parco fluviale che unisse le Apuane al mare, come giardino fluviale che creasse una griglia di nuove relazioni ludiche e culturali. Purtroppo – prosegue Tongiani – le amministrazioni che si sono succedute, tranne un’adesione iniziale che portò ad un primo recupero, con le piste ciclabili delle aree golenali terminali, trascurarono tale questione sino a quando la precedente amministrazione assunse il tema della sicurezza idraulica come incipit di una nuova azione pianificatoria. Da questo punto di vista dunque il tema assume ben altra valenza, che non un giudizio limitato ad una opera per quanto significativa, quale quella del solo argine».

In quest’ottica Tongiani introduce una serie di temi: i cambiamenti climatici (basti pensare all’innalzamento dei mari) e la tropicalizzazione con fenomeni monsonici. Dati climatici e cambiamenti “storici”: «Le possibili retroazioni – dettaglia Tongiani – oltre alle forme del rapporto uomo-fiume quando la comunità era informata da altre culture, diversa dall’attuale e dunque fonte di potenziali innovazioni. Basterebbe soffermarsi sul processo storico d’urbanizzazione con la costruzione del primo “muro” d’arginatura, a fine settecento, per cui oggi si discute non la realizzazione (c’è già) ma il suo rafforzamento». Poi l’attenzione ad un terzo aspetto: «La cultura pianificatoria deve presiedere alle scelte progettuali e di governo, la quale non può che prendere le mosse dalla “convenzione europea del paesaggio” che definisce quest’ultimo come risultante “dell’interrelazione” tra ambienti naturali ed antropici. Questa, “l’interrelazione”, costituisce dunque il dominus che deve necessariamente guidare le scelte, sostenute da un approccio multidisciplinare progettuale e non meramente ingegneristico, senza il quale non vi può essere reale efficacia per l’obiettivo perseguito. Occorrerà quindi operare su tutta l’asta del fiume, le falde, i profili golenali, i versanti dell’invaso, la foce e porla in rapporto con aree prossime ed interrelate, perlomeno dal Brugiano al Magliano, e riclassificare il rapporto con “l’urbano” traendo da questo lavoro,che riconosce il fiume nelle sue dinamiche a partire dall’idrologia, la biodiversità,e le ragioni estetiche, assumendo la definizione di De Kerckhove: “il design (progetto) è la pelle della cultura”».

Poi Tongiani riflette sulla logica della costruzione: «Un sistema così complesso non può essere governato con la logica dei lavori pubblici e, dopo la dismissione delle Province, necessita di uno specifico soggetto di governance. Un muro dunque, per quanto necessario, non può essere solo un manufatto, ma deve essere inserito e risolto nella complessità che ci siamo preoccupati d’accennare, di cui diventa un nodo. Al di fuori da quest’ambito problematico, nonostante l’apparente concretezza, ogni sforzo risulterebbe inadeguato a corrispondere ai complessi bisogni della comunità ed in ultima istanza inefficace. Per questo il fiume – prosegue Tongiani – deve essere riconosciuto nella sua specifica natura e dinamica esistenza, operazione senza la quale si rischierebbe solo il bricolage culturale o il politicantismo». —© RIPRODUZIONE RISERVATA



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