Attenzione
L’Accademia restaura Napoleone
Parte il restyling del gesso di Antonio Canova e intanto viene presentato un nuovo corso di cinque anni
Luca Barbieri
CARRARA. Un corso quinquennale in restauro nel futuro prossimo dell'Accademia di Belle Arti. L'annuncio di un iter ben avviato arriva inevitabilmente nella presentazione del restauro della scultura in gesso di Napoleone I nelle sembianze di Marte pacificatore di Antonio Canova. Quale miglior biglietto da visita se non un'operazione ambiziosa e che mette insieme tutto il know-how di palazzo del Principe, coinvolgendo le nuove tecnologie. Una storia nella storia, quella del restauro che entra nella progettazione definitiva dopo quella preliminare, e che è stata presentata ufficialmente direttamente dalla sede del corso di scultura e restauro dell'istituto nella giornata di ieri. Un'opera da 3,5 metri d'altezza – tratta dal calco insieme ad altri 4 esemplari conservati a Possagno, Roma, Milano e Napoli – che «venne donata all'Accademia nel 1810 a pegno dell'ipoteca che gravava su alcuni marmi acquistati dallo scultore». Poi una serie di vicissitudini nel secondo dopoguerra con tanto di danneggiamenti, per arrivare a un primo restauro degli anni '80 (che però «venne condotto con criteri errati che ne compromisero seriamente l'assetto e la stabilità strutturale», ricapitolano i promotori) e un silenzio quarantennale. Ora la nuova sfida presentata dai protagonisti: il direttore dell'Accademia di Belle Arti Luciano Massari, Alessandro Guadagni – ex direttore generale dei Nuovi Cantieri Apuania Spa, coordinatore per l'Italia dell'associazione “Le Souvenir Napoléonien” (che ha giocato un ruolo importante sia sul capitolo economico, sia su quello della promozione) e i restauratori interni: la professoressa Luana Brocani e il professor Carlo Sassetti. Presenti anche le istituzioni del territorio: Francesco De Pasquale, sindaco di Carrara e l'omologo di Massa Francesco Persiani. «La pandemia non ha fermato l’attività. Abbiamo raccolto questa difficile sfida: dopo lo studio delle condizioni del degrado per poter definire la metodologia di intervento, si procederà allo smontaggio delle ricostruzioni e del sostegno metallico, nella ricomposizione e nella reintegrazione delle parti mancanti, con l'intento di restituirla, unica tra le 5 copie in gesso esistenti, alla sua originale struttura smontabile in 9 parti. Sarà essenziale l'uso delle nuove tecnologie, come la scansione tridimensionale. Tutte operazioni che l’Accademia svolgerà con i propri mezzi e professionalità interne», spiega il direttore Massari; poi il passaggio per l'ok alla Soprintendenza. «Il budget iniziale era di 46mila euro; adesso noi con quelle promesse che pesano, come si suol dire, siamo arrivati a circa 43mila, direi che ci siamo», stima Guadagni, per un'iniziativa che ha incassato il sostegno di varie realtà anche con un crowdfunding. Sui tempi si punta al 2022; una volta ultimata, l'opera – di proprietà dell'Accademia – potrebbe essere esposta anche in altre città. Le occasioni per celebrare il ritorno a palazzo del Principe sicuramente non mancano: i 250 anni dalla fondazione dell'Accademia, con un calendario ricalibrato per via del Covid (come la mostra su Cybei) o i 200 anni dalla scomparsa del Canova. Poi la gipsoteca completa approderà a palazzo Rosso, ma sull'apertura il sindaco non si sbilancia ancora. —
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