Gioco
In prima linea durante l’alluvione Il suo anatema lanciato dall’altare
marina di carrara. È nato a Bedizzano don Ezio Gigli. Nelle sue parole c’è la schiettezza del marmo delle Apuane. Nel novembre del 2014 dopo l’alluvione che ha messo in ginocchio la sua Marina ha parlato dall’altare.
«Qui le responsabilità ci sono. E c’è il giudizio di Dio: anche se davanti agli uomini la si farà franca, il giudizio di Dio incombe – ha tuonato all’epoca don Ezio – Non so come può dormire sereno chi sa di avere qualche responsabilità per quello che è accaduto».
Era il novembre del 2014 e un argine sbriciolato del Carrione aveva mandato sortt’acqua il cuore intero di Marina vecchia. Don Ezio in tutti quei giorni c’è sempre stato. «Andavo a trovare la mia gente e vedevo i giardini ancora tutti verdi, c’era la speranza. Poi il colore di Marina è diventato il marrone: tutto era coperto dal fango, anche le piante, anche i prati». Don Ezio aveva parlato dall’altare nella prima messa dopo l’alluvione. Aveva letto il vangelo di San Paolo, la parabola a parabola dei cinque talenti, dal vangelo di Matteo. «Ringraziamo il Signore che non ci sono state vittime- aveva detto don Ezio allora alla sua gente- Perché il Carrione quando è esondato non ha avvertito nessuno. Come può dormire tranquillo chi ha provocato questo disastro? E come può vivere sereno chi non ha controllato». Ora, a distanza di anni don Ezio torna a parlare della sua Marina messa in ginocchio dalla pandemia. —
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