Gioco
“Un anno, una foto”, domani in regalo la parete rocciosa fatta saltare in aria
Siamo nel 2002, in nome della sicurezza alle cave vengono utilizzati quattro quintali di polvere nera
Massa-Carrara. Siamo nel febbraio 2002, oltre quattro quintali di polvere nera sono fatti esplodere per far crollare uno sperone roccioso alto 150 metri circa e largo 30. Il materiale precipitato ammonta a circa 50mila tonnellate.
Siamo alle cave di Carrara, uno dei simboli più conosciuti al mondo del nostro territorio. Il tema della foto per l’anno 2002, in regalo con Il Tirreno di domani nell’ambito della grande iniziativa “Un anno, una foto”, è quello della sicurezza sul lavoro. Quella volta, in nome della sicurezza, fu fatta saltare in aria la parete rocciosa, già tagliata, che sovrastava un piazzale della società «La facciata», ed era considerata un pericolo costante per i cavatori che, ogni giorno, erano impegnati nel loro lavoro proprio nella parte sottostante. Per preparare la varata i cavatori avevano iniziato a lavorare dal mese di dicembre 2001 per preparare il taglio al monte e i «fornetti» per caricarli con la polvere esplosiva.
Un tema, quello della sicurezza alle cave, sempre di estrema attualità. Pochi giorni fa abbiamo raccontato sul Tirreno che sono state presentate le “Linee di indirizzo per l’attività di Prevenzione e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro” varate dalla Regione, da palazzo Guadagni Strozzi Sacrati in seguito a una proposta di delibera dell’assessore alla sanità Simone Bezzini.
Come era stato spiegato dal responsabile dell’Asl per la sicurezza, «Le linee fanno da “contenitore”; per il lapideo il testo è il Piano straordinario per la sicurezza nella lavorazione del marmo che è stato modificato e rinnovato a fine 2020 per altri 3 anni».
Un piano, quello per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro al monte e al piano, messo nero su bianco con una delibera della giunta regionale a dicembre, con Firenze pronta a mettere sul piatto 486mila euro in un triennio tra «misure sperimentali, analisi di stabilità».
Molto è stato fatto negli anni per migliorare gli standard di sicurezza, in un settore complicato come quello delle cave. L’esplosione del 2002 ne è un esempio, sul piano soprattutto della prevenzione.
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