La protesta
All’aperto e in piedi per oreOdissea per farsi il vaccino
Ieri al distretto sanitario di Avenza 30 anziani e soltanto tre sedie a disposizioneE qualcuno ammette: mi passa la voglia, stavo per andarmene a casa
Chiara Sillicani
carrara. Per capire cosa sia accaduto, cosa “costringa” decine di anziani con patologie gravi ad attendere ore per vaccinarsi, arriva la polizia. Entra nel distretto sanitario di Avenza, chiede spiegazione a medici e infermieri, cerca di ricostruire. Alle 18 è Alessandro Bandoni, titolare del ristorante “Le palme” e docente dell’istituto alberghiero, a prendere il telefono e a chiamare gli agenti: «Mio padre – spiega – attendeva da due ore e come lui decine di persone. Abbiamo chiesto delucidazioni alla guardia giurata che si presentava alla porta per chiamare i pazienti, ci ha detto che lui sceglieva i più fragili. Ma qui sono fragili tutti e non vedo quale potesse essere il suo criterio».
C’è stato un errore organizzativo così accanto a chi ha prenotato la dose sul portale regionale, al distretto c’è anche chi è stato contattato direttamente dall’Asl. Si tratta di 33 pazienti – spiega la dottoressa Monica Guglielmi, responsabile della sanità territoriale – per cui era stata prevista la dose Astrazeneca, ma per i quali medici di famiglia hanno indicato invece l’opportunità di utilizzare un altro vaccino. Così l’Asl, visto che erano rimaste tre fiale di Moderna, per 33 dosi complessive, li ha contattati a casa. Li ha invitati a non dimenticare l’appuntamento e a presentarsi anche un po’ prima. Ma l’anticipo non è servito: ieri al distretto c’è da aspettare. Fuori e in piedi perché se le persone sono più di 30, le sedie sono quattro.
Luisa Benassi ce l’ha fatta, a “conquistarsi” una di quelle sedie. Del resto lei in piedi proprio non ci può stare. Neppure pochi minuti, figuriamoci se potrebbe attendere ore che qualcuno si affacci alla porta del distretto sanitario e pronunci il suo nome.
Lei si è presentata perché l’hanno chiamata e le hanno pire detto – aggiunge il marito di Luisa con un pizzico di ironia – di non dimenticarsi e di arrivare qualche minuto prima. E Luisa, non solo non si è dimenticata, ma si è presentata pure in anticipo. Ma è stato inutile. Adesso guarda l’orologio con ansia: mancano 45 minuti alla sua dose di insulina: «Sono seduta perché in piedi rischio di collassare». Spera di farcela, spera che nei 45 minuti di “autonomia” che le rimangano, la chiamino. Vittoria Vatteroni ha accompagnato il suo compagno: loro hanno atteso poco perché lui non è tra i 33 pazienti contattati da Asl, ma si è prenotato via portale. Se per loro non c’è stato disagio, Vittoria riesce comunque a vedere con chiarezza il disagio degli altri: «Per noi l’orario è stato rispettato, ma la situazione era davvero incredibile. Ha fatto bene chi ha contattato la polizia, era una situazione insostenibile».
Maria Cristina Costi è arrivata alle 16 e 10, sono passate due ore e ancora non si è seduta, ha 78 anni ed è una paziente fragilissima: «È una vergogna, persone anziane lasciate in piedi per così tanto tempo – commenta la figlia Nicoletta Micheletti – e pure l’arroganza. È tutto così mal organizzato che passa la voglia di vaccinarsi». Sua madre del resto la tentazione di andarsene ce l’ha avuta e l’ammette, ma ha deciso di rimanere. Anche lei ore, prima al sole, poi al freddo. Il paziente vicino è riuscito a sedersi, la vede e le offre la poltroncina, ma lei rifiuta. Sa che nessuno di chi è lì, se la passa ben e alla sedia avrebbero diritto tutti. Poi Maria Cristina ha freddo e teme che ferma, seduta, sia pure peggio.
Aspettano in molti perchè – questo il dato positivo – la voglia di vaccinarsi c’è tutta. Ma c’è anche la voglia di buona organizzazione. —
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