Italia
Douglas chiude il negozio, sei posti di lavoro a rischio
La catena ha in programma di rinunciare al punto vendita a Massa centro La Cisl: si taglia il personale per puntare tutto sull’online, è inaccettabile
massa. Perderanno il loro posto di lavoro sei dipendenti del punto vendita Douglas a Massa centro. Douglas Profumerie – informa infatti la Cisl – ha comunicato che entro gennaio 2022 chiuderà 128 negozi in Italia su 507, 500 in Europa su 2.400. In Toscana, ad oggi, undici negozi saranno chiusi e trentasei persone che perderanno il lavoro.
«Purtroppo anche il punto vendita di Massa centro, che vede occupate sei persone – spiega il sindacato – non si salverà da questa che è a tutti gli effetti una mattanza occupazionale».
A darne notizia della chiusura è Simone Pialli, segretario generale della Fisascat Cisl Toscana Nord: «Il motivo – continua Pialli – è salvaguardare la liquidità aziendale a fronte del calo di fatturato e di redditività che questi negozi hanno avuto durante la pandemia. Di contro va però detto che l’azienda ha registrato un aumento importante del fatturato dall’e-commerce. Per un’azienda che guarda soltanto al profitto e che non tiene minimamente conto delle conseguenze sociali delle proprie azioni commerciali la scelta è facile: si chiudono i negozi, dove ci sono costi fissi di gestione e soprattutto costo del personale, e si sviluppa il commercio on line. Ad oggi l’azienda a nessuno dei tavoli nazionali – prosegue il sindacalista Cisl – ha portato un piano di ristrutturazione aziendale, ma solamente un lungo ed inesorabile elenco, che aumenta di volta in volta, di punti vendita da chiudere. Bisogna ricordare – continua Pialli – che siamo di fronte ad una multinazionale che non più tardi di due anni fa ha acquisito le profumerie Gardenia e Limoni, garantendosi così fette di mercato importanti, e che, dopo così poco tempo, sceglie in maniera irresponsabile di chiudere».
Poi il segretario evidenzia un altro aspetto: «A rendere ancora più inaccettabile questa decisione – aggiunge infatti – è il fatto che il 95% del personale è composto da donne che ancora una volta si vedono penalizzate dall’attuale mercato del lavoro. Ancora una volta non vedono riconosciuta la loro professionalità, la loro disponibilità, ed il loro costante impegno, caratteristiche, queste, che hanno fatto sì che prima del Covid i negozi fossero pieni di clienti».
«Il prossimo 9 di aprile – conclude Pialli – ci sarà un nuovo tavolo nazionale, come Fisascat ribadiremo all’azienda che non è tollerabile una politica commerciale che tende a recuperare profitto tagliando i costi del personale attraverso le chiusure dei punti vendita per puntare tutto sul commercio on line». —
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