Il Tirreno

Massa, si fingono operai del gas e rubano, in quattro a processo

Pietro Barghigiani
Massa, si fingono operai del gas e rubano, in quattro a processo

Il gruppo ha agito anche a Montignoso. Uno degli imputati è di Massa 

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MASSA. Prima conquistavano la fiducia dei potenziali derubati convincendoli che erano lì per un controllo a beneficio dei proprietari della casa. Poi riuscivano a distrarli anche con consigli che, per quanto fantasiosi, venivano seguiti alla lettera dai bersagli, spesso anziani. Quindi passavano all’opera concludendo il colpo con la sparizione di soldi, ori e gioielli.

Sono numerosi gli episodi di furti aggravati, con una buona componente di raggiro, per quattro imputati sotto processo a Pisa, davanti al giudice Guido Bufardeci.C’era anche un quinto imputato, di Migliarino, ma nell’aprile 2017 è morto in un incidente stradale al Cinquale mentre in auto stava scappando inseguito da una volante della polizia. Gli altri a giudizio sono Geraldo Riviera, 37 anni, di Ivrea; Wendy Colombo, 29 anni, pisana; Paolo Cavazza, 61 anni, di Massa; Salvatore Bottone, 32 anni, di Acerra.

Svariate le incursioni con un mix di ruberia e truffa contestate al gruppo che risponde di furto aggravato in concorso.Per l’accusa i quattro hanno rubato con la scusa dei finti tecnici Enel o di altre società di servizi a Montignoso, ma anche a Montopoli Valdarno, Cascina, Fauglia, Santa Croce sull’Arno, Cascina Terme e Pontedera. Identica la tecnica usata dai protagonisti quando si presentavano alla porta delle loro vittime ignare di ritrovarsi di lì a poco più povere e violate nell’intimità domestiche. «Buongiorno, siamo della società del gas, dobbiamo controllare il contatore per evitare eventuale perdite» era la frase di presentazione. Una volta messo piede nell’abitazione bastava tenere la parte e convincere gli anziani che dovevano fidarsi di loro.

Ieri mattina una delle vittime del raggiro è stata sentita in aula (pubblico ministero onorario Massimiliano Costabile) confermando le accuse contro il quartetto. «Si presentarono come tecnici e dissero che c’era una fuga di gas e che dovevo mettere nel frigo i preziosi che avevo in casa altrimenti si sarebbero rovinati» ha risposto l’anziana al pubblico ministero.

Con la refurtiva sotto controllo, il sopralluogo era finito. L’epilogo naturale di tante precauzioni era sempre il solito: derubare i pensionati che si erano fidati troppo dei sedicenti tecnici. Mattina e primo pomeriggio, tra il 2015 e il 2016, l’arco temporale in cui la banda in composizione variabile entrava in scena e recitava il copione degli addetti del gas e o dell’Enel a seconda del raggiro da mettere in campo. Quando gli anziani si accorgevano che in casa non c’erano fughe di gas e a sparire, oltre ai tecnici, erano stati anche i preziosi era ormai troppo tardi.

Qualcuno, però, si era appuntato delle targhe e grazie ai riconoscimenti fotografici gli investigatori sono riusciti a denunciare i cinque presunti autori dei furti. Poi diventati quattro dopo il decesso del ventenne sinti di Migliarino. —

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