Il Tirreno

la difesa dell’ambiente 

Una “Massa critica” in bici contro l’inquinamento dei fiumi e delle sorgenti

Francesca Vatteroni
Una “Massa critica” in bici contro l’inquinamento dei fiumi e delle sorgenti

Gli attivisti di Athamanta colorano di verde il Frigido per mostrare i danni provocati dalla marmettola. Da Carrara e da Massa una pedalata di protesta  

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massa. Un liquido verde fluorescente ha colorato il Frigido: opera dei i ragazzi di Athamanta che hanno utilizzato floriscina, tingendo le acque di un verde “disturbante”. Se la marmettola, anziché il suo bianco rassicurante avesse un colore fastidioso, ne percepiremmo di più il pericolo? La voce degli ambientalisti torna così a farsi sentire con una biciclettata che partendo da Carrara, ha attraversato la zona industriale fino ad arrivare sul Frigido. Sulla sponda dell’argine destro dove si ruppero gli argini nel 2014, i bikers carraresi, circa una quarantina, si sono incontrati con i bikers massesi, anche loro una quarantina, per fare tappa poi davanti all’Omya e infine concludere la pedalata sul Frigido.

Athamanta riunisce i suoi e molte sigle ambientaliste tra cui Legambiente, Accademia della Pace e molti altri e dà vita a un viaggio in bicicletta fatto a tappe, per unire idealmente Carrara e Massa. Il tutto giocando d’anticipo sulla Giornata mondiale dedicata all’acqua, la protagonista della manifestazione.

Le Alpi Apuane sono la maggior fonte e sorgente d’acqua della regione e che rifornisce di acqua metà della Toscana. «Sono passati 6 anni da quel tragico 5 novembre quando l’argine del Carrione si sbriciolava – parla al microfono davanti ai manifestanti su quel ponte, Linda Paternò a nome del collettivo Athamanta – 1.600 case coinvolte, 450 sfollati, 5 mila famiglie alluvionate, una vittima e 140 milioni di danni. Come gli atti processuali hanno confermato, un ruolo fondamentale è stato giocato dall’attività estrattiva delle cave: la destabilizzazione dei versanti a monte con il riempimento dei compulvi, l’occupazione del letto del Carrione dei detriti delle cave, la scorretta gestione dei ravaneti, la marmettola che cementifica l’alveo dei fiume. A 6 anni di distanza la politica non è stata in grado di mettere in campo soluzioni reali per la messa in sicurezza di un territorio che ha visto 8 alluvioni in 20 anni e ha continuato ad ignorare le responsabilità dell’attività estrattiva. Ne è un esempio il ponte di via Menconi: ennesima soluzione illusoria di una politica che si rifiuta di analizzare le reali cause del problema con un letto del Carrione che continua ad accogliere una quantità inaccettabile di apporti solidi e che nessun ponte rialzato ci darà una reale sicurezza idraulica».

E dandosi il cambio, nel prendere la parola, Chiara davanti all’edificio dell’Omya richiama alle responsabilità del business del carbonato di calcio: «Solo lo 0,5% di quanto viene estratto dalle cave viene usato per le opere d’arte, il resto viene usato per scopi industriali o polverizzato: è dal 1988 che Omya polverizza le Apuane trasformando lo scarto di cava in un enorme business in continua crescita».

E poi ci sono i costi nella bolletta di Gaia Spa dovuti alla depurazoine delll’acqua inquinata dall’attività estrattiva: per questa depurazione, datui di Athamanta, Gaia spende 350 mila euro all’anno contro le 50 mila che si spenderebbe altrimenti per una depurazione standard. «In bolletta paghiamo noi la purificazione, il profitto è privato e il costo è pubblico – racconta Alessandra D’Aietti venuta in bicicletta con famiglia e amici – oggi con questa pedalata toccheremo tanti punti dolenti del territorio, è un l viaggio nella devastazione. —

Francesca Vatteroni

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