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Il Lutto 

Massa piange il professor Giovanni Bocci Fu primario di otorino e capogruppo Pci

M.B.-S.L.
Massa piange il professor Giovanni Bocci Fu primario di otorino e capogruppo Pci

È deceduto a causa del Covid, tantissime manifestazioni di cordoglio: «Grande passione per il lavoro e per la politica»

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Massa. Lutto e commozione per la scomparsa a 91 anni, a causa del virus, del professor Giovanni Bocci, ex primario del reparto di Otorinolaringoiatria all’ospedale di Massa e politico appassionato che per quasi vent'anni è stato capogruppo consiliare del Partito Comunista in Comune a Massa. Tutti lo ricordano come generoso ed altruista con una mente brillante, fino all'ultimo ha coltivato la sua passione per la politica, impegnandosi anche per le scorse elezioni regionali. In tanti si sono stretti ai familiari, i due figli, Alessandro, che vive a Bologna e lavora nell’ambito della musica, e Nicola, anch’egli medico otorino come il padre all'Ospedale Noa; lascia anche i nipoti Sofia e Edoardo.

L’Anpi, Sezione Patrioti apuani Linea Gotica di Massa scrive: «Oltre alla passione per la sua professione ebbe anche fortissima la passione per la politica e fu da sempre attivo militante del Pci, di cui fu capogruppo in Consiglio comunale a Massa dagli anni Settanta agli anni Novanta del Novecento. Nelle discussioni che erano infinite non solo nel Palazzo Comunale, e nelle sezioni del Partito, ma anche nei capannelli di persone che era capace di creare per le strade della città, di mattina presto in piazza Garibaldi all’edicola di Giancà, o al Guglielmi e al Bar Battistini, o sotto l’atrio del Comune, o in Piazza Mercurio, straordinario era sempre il suo fervore nello spiegare e difendere le posizioni del suo Partito. Era socio ed amico partecipe della nostra Associazione. Figlio di antifascisti era cresciuto in Piazza Mercurio dove i genitori gestivano un negozio di alimentari ed un Bar, appunto il Bar Bocci, che fu sempre ritrovo di antifascisti, anche sotto il regime. Ciao Nino che la terra ti sia lieve». E Fabio Evangelisti aggiunge: «Con lui se ne va una parte della mia esperienza di vita e un pezzo di storia cittadina. L’avevo sentito un paio di settimane fa - ricorda Evangelisti - “Fabio, ho il Covid!”, m'aveva urlato al telefono. Più sorpreso che allarmato. Poi, la settimana scorsa, la notizia del suo ricovero. Ovviamente non son più riuscito a vederlo né a sentirlo. So soltanto che ha sofferto molto e ha avuto tanta paura, come tutti coloro a cui è venuta a mancare l’aria per questo stramaledetto virus. Nino - ricorda Evangelisti - come tutti lo chiamavamo, era una figura unica. Per davvero... Intere generazioni, al vecchio ospedale, erano passate sotto di lui per le tonsille o per un'otite. Ma il camice bianco non riusciva quasi mai a contenere la sua vera passione: la politica. Con una visione alta e forte, ne discuteva con chiunque, amici e compagni, giovani e vecchi, donne e uomini, pazienti e infermieri. Una guida, un punto di equilibrio fra le diverse anime del Partito. Per me un padre politico. Per tutti un riferimento sicuro».

«Scompare una grande persona che ha insegnato tanto ai massesi con entusiasmo e una infinita passione. Se ne va una delle figure fondamentali - scrive in una nota l'onorevole del Pd Martina Nardi - della Sinistra apuana. Ha sempre avuto come priorità il dialogo con i giovani ed è grazie a lui che si sono formate intere generazioni di ragazze a ragazzi appassionati di politica in nome del progresso e delle democrazia».

«Se ne va un uomo che è stato non soltanto un punto di riferimento importante per la nostra sanità - osservae Giacomo Bugliani consigliere regionale del Pd -, ma anche uno dei simboli della nostra comunità cittadina, che fino a poco fa lo ha visto attivo protagonista delle sue vicende politiche e sociali».

E Nicola Del Vecchio, segretario Filctem Cgil: «Per me il professore è sempre stato un punto di riferimento, fin da quando, poco più che maggiorenne, ho iniziato a frequentare sinistra giovanile e con un gruppo di amici fondammo una sezione dei democratici di sinistra intitolata “23 marzo” in onore della grande manifestazione della Cgil di Sergio Cofferati che portò in piazza 3 milioni di lavoratori. Il professore frequentava le nostre riunioni e guidava le nostre discussioni con quell’autorevolezza derivante da anni di militanza pensando sempre al bene collettivo e mai al tornaconto. Se penso alla politica, quella con la P maiuscola, l’associo alla sua esperienza».

M.B.-S.L.

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