Gioco
«E ora la madre di Leo trovi la forza di andare avanti»
Le parole del parroco don Lucchesi: «Vorremmo capire, ma non possiamo di fronte a tragedie come queste». Tanti giovani ai funerali del 24enne
Carrara. Tantissimi i giovani che si sono stretti attorno alla famiglia di Leopoldo Thomas Tragni, morto all’età di 24 anni per un malore durante il sonno. Tanti giovani e tanti anche i loro genitori, che per l’ultimo addio a Leopoldo hanno affollato la chiesa e il piazzale della Perticata, dove ieri alle 15 in punto è iniziata la funzione religiosa. C’erano le professoresse, i compagni e le compagne di classe al Liceo classico Repetti, gli amici vecchi e nuovi. Lacrime agli occhi e tanta incredulità, un silenzio assordante che valeva più di mille parole. Un silenzio che colpiva come un macigno. Chi è arrivato solo, chi con i genitori e chi con gli amici.
L’importante era esserci per salutare Leopoldo, il ragazzo per bene, l’amico educato dall’eleganza innata, lo studente modello che nonostante le sue spiccate doti e intelligenza non se l’è mai tirata. Nel celebrare la messa don Augusto ha più volte ribadito che solo la presenza del Signore può aiutare la sofferenza, soprattutto quella di una madre: «Ho scelto apposta queste letture – ha detto – la lettera di San Paolo Apostolo ai romani, per la precisione – perché ci aspetteremmo delle parole che diano risposte ragionevoli di fronte a tragedie come questa. Ma non ci sono. Vorremmo capire, ma ci accorgiamo che non possiamo capire. Per questo ho scelto come letture quelle dove ci sono le parole che ci possono illuminare. La strada è solo una, o si crede o non si crede. Umanamente parlando – ha proseguito il parroco – non ci sono logiche che possano giustificare, non ci sono parole, ma è il Signore che ci ha donato la vita e morire dipende da lui e da nessun altro. Ci sono due cose importanti da sottolineare Dio è con noi, e se è con noi nessuno potrà essere contro di noi. Dio ama Leo. È lui il Signore della vita e decide come e quando moriremo. Siamo nelle sue mani. Ma abbiamo una certezza, Dio ci ama. Ci ama quando siamo sani, ci ama quando siamo malati, quando siamo peccatori. Dio ci ama sempre. Se avvertiamo la sua presenza in momenti come questo, riusciremo a darci un senso». Poi un passaggio di don Augusto su una tragedia che ha vissuto personalmente: «Anch’io ho vissuto quest’esperienza – ha detto – con la morte di mia sorella. Aveva 38 anni. Non è stata una morte improvvisa, ma è stata preparata e sono serviti sei mesi. Dopo la sua morte pensavo che mia madre sarebbe impazzita dal dolore. Invece ha reagito in modo forte e sereno. È lì una delle prime volte che ho toccato con mano la presenza di Dio nel sostenere una madre che vede morire sua figlia». Quindi si è rivolto alla madre di Leopoldo, l’insegnante di madrelingua inglese Elisabeth Donnellan: «Deve trovare come mia madre la forza di andare avanti, con serenità e nel dolore forte, quel dolore che solo una madre sa cosa vuol dire, perché solo lei sa cosa vuol dire perdere un figlio». Quindi un nuovo invito, ma stavolta a tutti i presenti, a trovare la forza di andare avanti grazie a Dio: «Il secondo punto è che tutti sappiamo di morire – ha concluso il parroco – Il Signore ci invita ad essere pronti, che vuol dire anche vivere giorno per giorno, attimo per attimo al meglio, sapendo che siamo pellegrini, che siamo tutti in viaggio». Leopoldo lascia la madre, il padre Antonio, dipendente del Fiorino, e il fratello minore Edoardo. Alessandra Poggi
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