Il Tirreno

i problemi di casa ascoli 

In bilico tra servizio e mercato, con l’rsa Pelù mazzata ai costi

Libero Red Dolce
In bilico tra servizio e mercato, con l’rsa Pelù mazzata ai costi

Il direttore ad interim: «La chiusura dei centri diurni ha fatto sfumare entrate» «Parte dei crediti sono dovuti alle rette degli ospiti. E c’è poco ricambio» 

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Libero Red Dolce

massa. Una vocazione sociale, all’assistenza di chi non è autosufficiente e magari non può permettersi la retta privata di una residenza per anziani. E la morsa del mercato, con le sue regole che non fanno prigionieri, gli alti e i bassi (molti in questo perido). Sta qui il nodo della gestione di Casa Ascoli e della rsa Pelù, che ha preso in gestione fino al 2027. L’aumento dei debiti, costante negli ultimi anni, e un investimento non riuscito finora sulla Pelù, sono i problemi da cui dovrà ripartire il commissario che entro Pasqua prenderà la gestione dell’ente dopo le dimissioni del cda.

Massimo Tognocchi, ex dirigente del comune di Massa, è direttore ad interim di Casa Ascoli. È arrivato nell’agosto 2021 e il suo incarico è rinnovabile per al massimo un anno. Non percepisce nulla per il lavoro che fa e a lui chiediamo una fotografia della situazione che ha portato a Casa Ascoli una situazione così complicata nei conti. «Ho rilevato delle criticità che ci derivano dagli anni».

Conferma che parte dei crediti che l’azienda non ha incassato sono relativi alle rette. «Sono stabilite per la gran parte da Asl e Regione. Sono pochi i privati. Sono soggetti non autosufficienti, c’è una quota sociale e una sanitaria che non possono essere modificate». I revisori dei conti hanno scritto, nella relazione a commento del bilancio 2019, che il cda ritenne «di accantonare ulteriori poste al fndo svalutazione crediti, portandolo a un importo di 720mila euro, derivante principalmente dalle valutazioni di possibile recupero dei crediti per gli ospiti dell’azienda».

Poi è arrivata la pandemia. «Chiaramente il covid ha aggravato la situazione. Al di là dell’aumento dei costi, c’è il problema della chiusura dei centri diurni, sia quello di Casa Ascoli che quello dell’rsa Pelù. Una decisione dell’Asl su tutto il territorio, e dunque un po’ di entrate che arrivavano sono venute a mancare. Anche le liste d’attesa si assottigliano: prima della pandemia c’era un ricambio immediato, adesso non è più così. Il Pelù per un certo periodo, con 36 posti disponibili, è arrivato ad averne 24 occupati».

Il debito dunque, già gravoso e trascinato nel tempo, si è fatto più pesante per i costi di gestione della Rsa Pelù. Ci sono i debiti nei confronti dei fornitori, come delle cooperative. «Una cosa che va avanti da anni – spiega Tognocchi – amplificata dall’apertura del Pelù e dal Covid. Nel momento in cui non si verificano i risultati attesi, si va a influenzare negativamente il bilancio di Ascoli. Che bene o male ha raggiunto un equilibrio finanziario negli anni, con Pelù le difficoltà aumentano».

Tognocchi spiega che nei mesi scorsi sono stati fatti degli incontri insieme al sindaco Persiani e all’assessore alle Finanze Baratta e al collegio dei revisori. «Ci stiamo ragionando, è chiaro che dopo le dimissioni di due del cda, il sindaco ha pensato d’intervenire in altro modo».

Interventi sul lavoro? «Il personale ci vuole, una rsa per essere economica deve avere un certo numero di utenti. Trentasei e basta, come al Pelù, senza il centro diurno, mandano in sofferenza perché il personale ci vuole. Ci sono degli standard minimi di servizi che vanno garantiti».© RIPRODUZIONE RISERVATA

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