La protesta
Cava Focolaccia, il Comune prosegue verso la riapertura
massa. Continua l’iter intrapreso dall’amministrazione per la riapertura di sette cave inattive. E continua nonostante le proteste, i dubbi, le osservazioni dei vari gruppi consiliari e lo stop al Tar del Regolamento sugli agri marmiferi. È vero che l’approvazione dei piani di bacino esula da quella del Regolamento, e che sono due percorsi, almeno all’inizio, indipendenti, ma è anche vero che senza il regolamento sugli agri, bocciato e impugnato dalla Regione, ai piani di bacino non si potrà mai dare attuazione.
«L’amministrazione va avanti – commenta il consigliere comunale di Leu Uilian Berti – e dimostra la sua inesistente sensibilità ambientale, accelerando sull’apertura di una cava che è la ferita più grande sulle Apuane». Lunedì mattina in commissione urbanistica è arrivata la scheda di cava Focolaccia, una sorta di carta di identità del luogo, e di caratteristiche tecniche che ne dovrebbero accompagnare la riapertura. E l’argomento è tornato caldo, poiché cava Focolaccia è stata una delle più contestate (il passo della Focolaccia viene ricordato come un luogo incontaminato a 1.650 metri, tra il Monte Cavallo e il Monte Tambura, “sfregiato” dalla cava vista mare, in concomitanza di luoghi a protezione speciale, all’interno del Parco delle Apuane e zona apparentemente protetta dalla Regione e dal Codice dei beni culturali e del paesaggio perché sopra i 1.200 metri). «Vorrei ricordare – commenta Berti – che la Regione impedisce le coltivazioni di cava sopra i 1.200 metri, se non in galleria e a cava Focolaccia, pur di far riaprire una cava inattiva da anni, l’amministrazione acconsente alla lavorazione in galleria di 50mila metri cubi per i prossimi cinque anni».
Nella scheda di cava Focolaccia si legge anche che l’apertura del sito estrattivo è a rischio inquinamento acque dei fiumi e quindi condizionata, in futuro, dalla verifica e dal monitoraggio delle sorgenti del Frigido e del Renara. L’ex sindaco Roberto Pucci quella cava la voleva chiusa; l’ultima autorizzazione risale al 2011 per la sistemazione delle difformità arrecate ai luoghi e la ricostruzione del profilo della montagna; nel 2013 l’autorizzazione fu sospesa per violazione a questa ordinanza e ne susseguirono numerosi ricorsi al Tar. Oggi procede l’iter della sua riapertura. —
Manuela D’Angelo
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