Il Tirreno

circolo massa-montignoso

"Argini in cemento armato per due chilometri lungo il Frigido, una soluzione disastrosa"

"Argini in cemento armato per due chilometri lungo il Frigido, una soluzione disastrosa"

Legambiente chiede una nuova progettazione: ignorata ogni buona pratica di gestione del territorio

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MASSA. I muri in cemento armato lungo il Frigido si faranno comunque. Questa è l'affermazione della politica locale e regionale. A nulla - sottolinea il circolo Massa-Montignoso di Legambiente -  valgono le richieste del mondo ambientalista di valutare tutti gli aspetti legati a quel tipo di opera elaborata dal Settore Assetto Idrogeologico della Regione Toscana per la “sicurezza” del nostro territorio che ha suscitato molte perplessità.

"Le risorse disponibili  - prosegue Legambiente -dovranno essere utilizzate partendo da quelli prioritari. Se lo studio indicherà come prioritari gli interventi devastanti dal punto di vista ambientale sarà necessario che questi siano realizzati contestualmente a quelli di ricostruzione di un vero fiume (non solo un canale in cemento per smaltire le piene) prevedendo la restituzione di ampi spazi all’alveo (anche delocalizzando insediamenti) perimetrando la aree da restituire al fiume e vincolandole (per evitare ulteriori urbanizzazioni che renderebbero troppo costosa l’attuazione della seconda fase). Più natura per più sicurezza contro l’opinione molto diffusa ma altrettanto sbagliata che la tutela della naturalità dei corsi d’acqua sia in conflitto con quello della sicurezza idraulica. Questa convinzione ha fornito giustificazioni alla realizzazione di interventi idraulici ad elevato impatto ambientale minimizzando il danno ecologico per dare priorità alla difesa della vita umana. Ma anche in situazioni dove gli argini sono stati alzati spesso fino all’altezza massima sostenibile si continuano a registrare alluvioni e conseguenti danni.

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Legambiente ribadendo che l’artificializzazione comporta il rischio idrogeologico di un territorio e che quindi la situazione di alto rischio che subiamo è da ricercare in scelte urbanistiche sbagliate, nella presenza a monte di bacini estrattivi altamente impattanti e nell’abbandono della montagna. Chiediamo a tutti gli Enti coinvolti di sospendere il progetto e di utilizzare la risorsa economica per interventi diffusi su tutto il territorio che prendano in carico tutto il Bacino Idrografico. La manutenzione del reticolo idrografico minore in ambito collinare e montano, la delocalizzazione (reale) di edifici presenti nella fascia di pertinenza fluviale, la rimozione dei ravaneti che occupano i corsi d’acqua devono essere i punti cardini della nuova progettazione che deve integrare naturalità, fruizione e riduzione del rischi".

 

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