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Presunte violenze nelle caserme, l’udienza slitta ad aprile
aulla. Se n’è discusso un po’ prima di decidere il rinvio, per legittimo impedimento, ieri mattina nella grande sala convegni della Provincia, a Marina di Massa, dove si svolge il processo per le presunte violenze in alcune caserme lunigianesi dei carabinieri.
Ieri, nella grande sala, scelta per garantire il distanziamento, davanti al collegio giudicante (presidente la giudice Antonella Basilone, a latere Dario Berrino e Marta Baldasseroni), era previsto il controesame di uno dei testimoni della difesa. Si tratta del maresciallo che, in particolare, si è occupato di installare e controllare i geolocalizzatori sulle auto dei militari. Geolocalizzatori usati, durante l’inchiesta, per accertare gli spostamenti degli indagati e verificare se effettuassero o meno i servizi assegnati. L’assenza di un legale romano, difensore di sei degli imputati, ha determinato il rinvio per legittimo impedimento dell’udienza che si celebrerà quindi il prossimo 9 aprile, sempre nella sala convegni della provincia a Marina di Massa.
È fissata invece il 26 marzo, ma nella Sala della Resistenza a Palazzo Ducale, l’udienza di un processo collegato a quello per le presunte violenze. Processo in cui sono imputati sette carabinieri. Dalle lunghe indagini sulle presunte violenze sarebbero emersi, infatti, anche reati militari, in particolare quello di violata consegna. Un reato che si configura nella mancata applicazione degli ordini di servizio e per cui adesso sette carabinieri sono a processo. I militari non avrebbero eseguito i servizi assegnati dai superiori e la mancata esecuzione sarebbe emersa nel corso dell’indagine sulle presunte violenze grazie proprio ai geolocalizzatori installati in alcune macchine a disposizione dei militari. Secondo l’accusa quei geolocalizzatori avrebbero accertato – le difese hanno più volte sollevato dubbi sul loro funzionamento – che alcuni carabinieri non si trovavano nei luoghi in cui avrebbero dovuto eseguire il servizio assegnato. Gli atti, trattandosi di aspetti che riguardano il lavoro dei carabinieri, sono stati trasmessi alla Procura militare di Roma, competente per la Toscana. I magistrati romani hanno però valutato che, per connessione, ad occuparsi del caso dovessero essere i colleghi della magistratura ordinaria apuana. Hanno cioè ritenuto che, trattandosi di reati minori, l’eventuale procedimento dovesse essere affidato alla procura che si occupava di quello inerente i reati più gravi. Il 26 quindi l’udienza di fronte alla giudice monocratica Valentina Prudente. —
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