Gioco
Fu decisivo il sequestro del database del broker
Carrara. È a febbraio di cinque anni fa che fu fatta la conferenza stampa conclusiva dell’inchiesta chiamata “Black marble”. Il quadro delineato dagli investigatori della Finanza e che ora dovrà superare il vaglio dell’udienza preliminare, è che i guadagni sul marmo esportato, dichiarato a una cifrra inferiore al reale, tornasse attraverso i commercianti indiani residenti a Milano, che avrebbero preso i soldi del nero, custoditi e poi portati a Carrara o consegnati ad intermediari. Fu determinante, per le indagini della Finanza, mettere le mani sul database del broker carrarese Eugenio Venezia, che in effetti nell’avviso di fissazione dell’udienza preliminare deve rispondere di diversi episodi di riciclaggio, ricettazione e dichiarazione fraudolenta.
Un database che ha permesso di ricostruire varie consegne, le entrate e le uscite. Delle società coinvolte, solo una parte hanno sforato la quantità monetaria di evasione per cui subentra il reato penale.
Le indagini delle Fiamme gialle furono coordinate dal procuratore capo, Aldo Giubilaro, e dirette dal pubblico ministero, Rossella Soffio, ed erano state caratterizzate dadue anni di pedinamenti, intercettazioni, rogatorie, perquisizioni, che hanno avuto il loro momento di svolta nel sequestro del portatile del broker. È lì dentro che erano stati trovati nomi e cognomi, quantità di marmo venduto, guadagni, conti correnti. Un semplice file Excel che, come scritto dal Tirreno all’epoca, aveva schiuso decine di porte, rendendo il quadro chiarissimo.© RIPRODUZIONE RISERVATA
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