Gioco
Gravidanza e coronavirus, la ricerca sulle partorienti
massa. L’ospedale delle Apuane cosa significhi il parto di una donna positiva al coronavirus lo sa bene. Benissimo. Perché è al nostro ospedale che è nato il primo bambino (negativo) da mamma risultata, appunto, positiva al tampone.
Quel giorno del marzo scorso in sala parto c’era la dottoressa Giovanna Casilla ed è lei che oggi, all’interno del Noa, coordina il progetto Itoss. Progetto di portata nazionale finalizzato a comprendere gli effetti del coronavirus sulle donne in gravidanza, sul loro parto, quindi sul nascituro.
Quel progetto viene condotto fianco a fianco con le ostetriche: prevede, infatti, che vengano anche prelevati alcuni campioni biologici, materni e fetali. Campioni di liquido amniotico e della placenta.
Massa Carrara il suo contributo allo studio Itoss lo sta dando eccome e non soltanto per l’impegno della dottoressa Casilla che lo coordina e di chi la affianca, ma anche perché - come spiega il dottor Roberto Marrai, primario di ostetricia e ginecologia – la nostra provincia ha conosciuto e conosce un’importante diffusione del contagio. Questo significa che anche tra le donne in età fertile o in gravidanza il virus è più diffuso che altrove: «Il prelievo dei campioni a fini della ricerca ha interessato 20 donne – a fornire il dato è lo stesso dottor Marrai – Le partorienti positive sono state di più, dall’inzio dell’epidemia ad oggi, ma non tutte avevano i requisiti richiesti per la ricerca Itoss. Fortunatamente la grande maggioranza delle donne risultate positive non manifestava sintomi». Donne che hanno quindi scoperto di essere positive non da uno stato di salute preoccupate, ma dal tampone che il protocollo prevede per tutti i pazienti che accedono all’ospedale. —
C.S.
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