Sicurezza
Spintone all’agente in carcere, Casonato a processo
L’episodio al carcere di Massa nel 2018. L’imputato deve rispondere di resistenza a pubblico ufficiale
MASSA. Quell’8 novembre del 2018 – sostiene l’accusa – Marco Casonato, in carcere per l’omicidio del fratello, spintona un sovrintendente capo della polizia penitenziaria. Una spinta che fa sbattere l’agente contro un cancello causandogli ferite ad un braccio e ad un dito.
È per quell’episodio che adesso Casonato, condannato in appello a 16 anni per l’omicidio di suo fratello, è di fronte al giudice monocratico Giovanni Tori. Deve rispondere, infatti, dell’accusa di resistenza a pubblico ufficiale aggravata.
L’episodio, come dicevamo, risale al novembre 2018: Casonato sta rientrando in carcere dal tribunale di Massa dove si è celebrata l’udienza di un processo in cui lui è imputato. È accompagnato dagli agenti della penitenziaria ed è già arrivato al carcere quando – sostiene il pubblico ministero Massimo Pennacchi – spintona il sovrintendente che si ferisce il braccio e un dito.
Casonato, difeso dall’avvocato Riccardo Balatri, chiede ed ottiene l’ abbreviato, rito che prevede, di fronte alla rinuncia a tutta la fase dibattimentale, la riduzione di un terzo della pena. Ieri, davanti al giudice Tori, l’udienza che si conclude con un rinvio: l’avvocato Balatri è, infatti, impegnato in altro procedimento a Genova e chiede il posticipo.
La tesi difensiva però è chiara: emerge con chiarezza già nell’udienza precedente a quella di ieri, dall’esame dell’imputato da parte del suo avvocato. In quell’occasione è evidente infatti che Balatri punti a giocare la carta di un pesante stress emotivo cui Casonato era sottoposto proprio nei primi giorni di novembre 2018. In particolare – sottolinea l’avvocatonel suo esame dell’imputato – il 6 novembre 2018 il suo assistito ha sostenuto due udienze e durante la seconda di queste ha accusato un malore. A fine 2018, infatti, Casonato era a processo non soltanto per l’omicidio del fratello, ma era anche chiamato a rispondere davanti al monocratico di danneggiamento del patrimonio artistico per non essersi fatto carico della manutenzione della Villa Massoni (nel cui giardini si è consumato l’omicidio).
Numerose udienze quindi per l’imputato nel novembre 2018 – sottolinea la difesa – e un malore il 6 di quel mese, durante la seconda udienza nella stessa giornata. Due giorni dopo lo spintone e adesso il terzo procedimento per l’ex professore di psicologia. —
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