Il Tirreno

allo stabilimento balneare 

Fa pranzi e vacanza, «ma non paga il conto»

C.S.
Fa pranzi e vacanza, «ma non paga il conto»

Secondo le titolari del bagno ha un debito di 3500 euro  Il turista milanese è a processo per insolvenza fraudolenta

2 MINUTI DI LETTURA





massa. Per le titolari dello stabilimento balneare “Maria Pia”, a Marina di Massa, il viso di quel turista milanese non è nuovo. Qualche anno prima ha affittato, seppure per un breve periodo, un ombrellone e l’anno precedente ha fatto più di un pranzo allo stabilimento. E non ci sono mai stati problemi.

Così quando l’uomo si presenta, nell’estate del 2016, e chiede di affittare un ombrellone per l’intera stagione, le titolari, madre e figlia, non hanno alcuna titubanza. E non ne hanno quando il turista spiega di volersi trattenere sul nostro litorale tutta l’estate e di voler evitare pagamenti quotidiani: quando torno a casa – spiega – mi presentate il conto totale e io saldo tutto. Peccato però che quel saldo, almeno stando alla tesi accusatoria, non ci sia mai stato tanto che adesso l’uomo si ritrova a processo, di fronte al giudice monocratico Giovanni Tori, con l’accusa di insolvenza fraudolenta.

Tutto comincia nel 2016, ad inizio estate, quando il turista si presenta allo stabilimento con la famiglia: nonostante non sia un cliente abituale, il suo non è un viso nuovo. L’uomo spiega di voler trascorrere la stagione sulla costa a apuana e di essere intenzionato ad affittare un ombrellone.

Nelle settimane successive, quando comincia la frequentazione assidua dello stabilimento, il turista e la sua famiglia si fermano spesso al mare anche per pranzo: arrivano il mattino ed evitano di andare a casa per tornare il pomeriggio. Preferiscono gustarsi un primo piatto al ristorante del bagno. L’uomo – questa la ricostruzione dell’accusa – spiega che è sua intenzione evitare di pagare ogni giorno: chiede che siano cumulate le sue spese perché lui le possa saldare, costo dell’ombrellone compreso, a fine stagione quando rientrerà definitivamente in Lombardia per l’inverno. Tantissimi pranzi, anche di pesce, tante bottiglie aperte per brindare, tanti aperitivi e non soltanto con la famiglia: spesso il turista – è sempre la tesi accusatoria – estende l’invito a pranzo ad amici, ad altri clienti del bagno e si impegna pubblicamente a pagare per loro. Il conto sale e sale ancora fino a raggiungere, a stagione finita, la quota di 3.500 euro. Ma quel conto – spiegano le titolari del bagno – nessuno lo paga. Tanto che loro, dopo ripetute richieste, decidono di denunciare il turista. Si affidano all’avvocatessa Carolina Tonini e sporgono denuncia. Il turista milanese si trova quindi a processo, davanti al giudice monocratico Tori, con l’accusa di insolvenza fraudolenta. Ieri, in udienza (a porte chiuse per l’emergenza Covid) sono state sentite le titolari del bagno, madre e figlie, che si sono costituite parte civili. Il processo è rinviato alla prossima settimana. —C.S.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze