La manifestazione
Canalette e fossi nelle cave vertice con Regione e Demanio
L’assessore Stefano Baccelli annuncia il tavolo fissato per la prossima settimana Il primo abboccamento ha visto protagonisti gli uffici regionali, ora la svolta
Luca Barbieri
CARRARA. Cave e fosse demaniali, la discussione passa in un incontro con l'Agenzia del demanio. Archiviato quello congiunto tra l'ufficio del governo del territorio e dell'ambiente che si è svolto negli scorsi giorni, il tavolo si sposterà, all'inizio della prossima settimana, direttamente con l'Agenzia del demanio. La direzione tracciata dagli uffici fiorentini è quella di un intervento complessivo per risolvere alla radice la questione e cioè la sdemanializzazione di quei fossi; ma, visti i tempi più lunghi di quest'ultimo iter, si provvederà a studiare una soluzione ad hoc temporanea che possa far riprendere a lavorare in tempi stretti. «Nell'ultimo incontro (quello congiunto tra gli uffici, ndc) abbiamo studiato l'opzione della sdemanializzazione: sicuramente non essendo una strada percorribile velocemente verrà integrata, parallelamente, con una procedura transitoria per consentire nelle sue more di riattivare il prima possibile l'attività lavorativa», spiega l'assessore regionale alla programmazione e al coordinamento per gli interventi di tutela e valorizzazione del paesaggio Stefano Baccelli. Tra le ipotesi per l'opzione transitoria resta quella del canone: «Lo ripeto: ci stiamo adoperando per trovare una soluzione; non è semplice perché parliamo di un procedimento che attualmente non è ancora disciplinato dalle norme e quindi lavoreremo per trovare una procedura consona che possa, in attesa della sdemanializzazione, far tornare al lavoro», aggiunge l'assessore che però prontamente precisa: «Sia chiaro, lo ribadisco: qui probabilmente si è confusa la causa con l'effetto. La Regione si è messa al lavoro, da subito: il Genio civile aveva già fatto un paio di incontri prima dei nostri e in una settimana noi ne abbiamo calendarizzati due; questo per far capire. Ma è passato un messaggio che non è corretto perché la Regione non è di certo l'origine del problema che stiamo semmai cercando solo di risolvere e di farlo il prima possibile. Di fatto, come ho già detto, c'è un'occupazione sine titulo», commenta Baccelli. Insomma, l'impressione è che il prossimo incontro, quello tra vertici regionali e l'Agenzia del demanio, possa essere quello decisivo per conoscere le sorti della vicenda che dopo l'intervento della Fillea Cgil Massa Carrara sulla cava Polvaccio del gruppo Barattini aveva incassato le reazioni sia di palazzo civico, sia della Confindustria carrarese. Un tema del quale si parlava già nel 2012, con un documento tra piazza II Giugno e Provincia su quelle «fosse demaniali (circa 79 denominazioni)», per cui, per «la semplificazione amministrativa dei procedimenti di autorizzazione all’escavazione e per la corretta gestione del territorio» si rendeva «necessario individuare e certificare in un unico documento la diversa fisionomia assunta dalle aree catastali identificate come fosse demaniali». Ma tutto è rimasto “congelato”, con i Piani attuativi dei bacini estrattivi (la scheda 15 approvata a novembre scorso) che all'articolo 33 disciplinano adesso quel «progetto di escavazione» che nel caso «interessi elementi del reticolo regionale», o «del demanio idrico dello Stato», anche «in proiezione il richiedente dovrà presentare istanza di concessione al settore regionale». —
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