Sicurezza
Brt addio: rimosso il furgone simbolo
E intanto la Cna si costituisce parte civile. Il presidente Bedini: atto dovuto verso i nostri associati
albiano magra. Nel giorno in cui una delle due associazioni degli artigiani, la Cna, si costituisce parte civile, viene finalmente portato via dal greto del Magra il furgone Brt.
Era stato spinto in acqua dalla corrente il 22 gennaio, durante un fine settimana di piogge intense. A differenza del furgone Tim, rimosso dal ponte crollato, quello era rimasto lì, in attesa del via libera del consulente tecnico d’ufficio nominato dal tribunale al progetto di rimozione preparato da Anas.
La corrente del Magra l’ha trascinato all’altezza delle scuole e del quartiere nuovo di Albiano, e lì la carcassa ha fermato la sua corsa, sul greto del fiume, dopo aver scaricato in acqua gasolio, vetri e qualche rottame. La carcassa è stata avvistata la mattina dopo, e una domanda è sorta spontanea: quanto tempo sarebbe trascorso prima che venisse portato via? È servito un mese.
Il furgone è diventato, nel tempo, il simbolo del crollo dell’8 aprile 2020, quando il ponte di Albiano si è accartocciato su se stesso creando grossissimi problemi alla viabilità lunigianese e alla vita economica e sociale di Albiano Magra.
Su queste basi la decisione, nell’aria da tempo, della Cna di costituirsi parte civile. Informazioni più dettagliate verranno rese note oggi in conferenza stampa streaming alla presenza del presidente Paolo Bedini, dell’avvocato Carlo Golda – già incaricato da Cna Fita Autotrasporto per la costituzione di parte offesa e parte civile nel procedimento giudiziario per il crollo del ponte Morandi – e il responsabile sindacale, Giacomo Cucurnia.
«La costituzione di parte civile – sostiene Bedini – è per la nostra associazione un atto dovuto a tutela di territorio, delle sue imprese e dei suoi abitanti, che è stato profondamente danneggiato. Per la Val di Magra, la Lunigiana e per i confinanti territori liguri il crollo del ponte di Albiano ha avuto la portata di uno tsumani. Il crollo di una delle principali strade di collegamento con l’area della Val di Magra ha creato uno svantaggio economico, sociale e strutturale enorme. Questo va detto, ricordato e ribadito alla luce anche di una situazione pandemica che ha peggiorato un quadro già molto complicato e dai tempi incerti».
«Ci siamo affidati – prosegue Bedini – a un legale che sta già affrontando il delicato percorso giuridico del crollo del ponte Morandi. – In questi mesi abbiamo più volte incontrato le imprese e ci siamo attivati nei confronti dei rappresentanti del territorio sia a Roma che a Firenze. Crediamo però che sia necessario, come forza associativa del territorio, spingersi oltre portando la nostra azione ad un livello ulteriore indipendentemente da chi sarà giudicato».
Pochi giorni fa i presidenti delle Regioni Toscana e Liguria, Eugenio Giani e Giovanni Toti, hanno firmato l’intesa sul progetto esecutivo delle rampe provvisorie di collegamento all’A12 e sul progetto definitivo del nuovo ponte. I lavori per il nuovo viadotto partiranno a marzo, per concludersi tra un anno. Quelli per le rampe ad aprile, per chiudersi a giugno. Spesa totale dei lavori, compresa la rimozione delle macerie a la costruzione di una viabilità accessoria al nuovo viadotto, 31 milioni di euro. Il commissario straordinario incaricato da Anas, l’ingegner Fulvio Maria Soccodato, si dice ottimista sul rispetto del cronoprogramma: «Sinora – ha detto – siamo in linea su tutto, tranne una settimana di slittamento per l’inizio dei lavori alle rampe». —
Tiziana Gori
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