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Lockdown più abusivismo: i centri estetici in ginocchio

Lockdown più abusivismo: i centri estetici in ginocchio

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massa. I centri estetici stanno registrando cali di fatturato, rispetto a prima della pandemia, che si aggirano tra il 60% e l’80%, dicono gli indicatori statistici. Oltre a questo, però, devono affrontare un aumento consistente degli abusivi, che vanno a lavorare nelle abitazioni dei clienti, non garantendo in alcun modo le norme anti-Covid e nello steso tempo danneggiando gli estetisti “regolari. «Vogliamo accendere i riflettori su questo comparto ormai in ginocchio che in certi casi sembra addirittura dimenticato», dice Claudio Del Sarto, coordinatore Confesercenti Toscana Nord del settore Immagine e Benessere. Confesercenti chiede al nuovo governo più attenzione per un comparto che, oltre ad essere vittima del coronavirus, è vittima della concorrenza sleale. «Gli imprenditori del settore hanno tanti investimenti nelle proprie strutture – dice Del Sarto - rispettato regole e protocolli, contingentando i clienti che sono, comunque, notevolmente diminuiti. E oltre al duro colpo della riduzione del giro d’affari, causata dallo smart working e dalle chiusure nelle zone rosse, devono combattere sempre più contro operatori irregolari che, in barba a norme e protocolli, svolgono il lavoro a prezzi irrisori, non dovendo pagare tasse, affitti e non avendo costi di personale. Qualcosa si sta muovendo, almeno, per quanto riguarda l’allentamento delle restrizioni dopo la sentenza del Tar del Lazio che ha annullato il Dpcm del 14 gennaio 2021 nella parte in cui esclude gli “estetisti” dai “servizi alla persona” erogabili in “zona rossa”, inserendoli, di fatto, nei fornitori di servizi essenziali. Una sentenza di cui nel prossimo Dpcm non si potrà non tenere conto».

La conclusione di Claudio Del Sarto è rivolta alla lotta all’abusivismo. «Occorrono maggiori controlli e misure sempre più severe contro gli abusivi. Ricordiamo che il comparto dell’estetica in questi mesi ha provato a resistere nonostante chiusure, affitti, leasing, imposte e tasse locali. Continuare ad assistere ad una riduzione dei margini di guadagno e ad una concorrenza sleale convincerà molte estetiste a chiudere. Ci attendiamo nel prossimo decreto Ristori una particolare attenzione a questi imprenditori che non possono essere considerati di serie B». —

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