Il Tirreno

Incontri vietati alle Rsd Anffas, ancora polemiche

M.B.
Incontri vietati alle Rsd Anffas, ancora polemiche

Il Comitato genitori contesta il direttore, l’Associazione replica al Difensore civico e annuncia possibili denunce

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Carrara. Ancora polemiche, e forse denunce, sull’impossibilità di incontrare gli ospiti delle Rsd (Residenza sanitaria per disabili) Anffas. Dopo la replica del direttore Giuseppe Mussi al sollecito del difensore civico regionale, interviene il Comitato genitori.

Il comitato genitori

«Vogliamo sottolineare le parti in cui si fa riferimento alla lettera inviatavi dal Difensore Civico Regione Toscana che cita “non è più concepibile l’applicazione delle stesse misure adottate durante il primo lock-down” rispetto alle visite dei familiari agli ospiti delle Rsd Castellaro e Monteverde; nonché laddove il Difensore Civico sottolinea che ai tavoli tecnici regionali, ha rilevato mancanza di sensibilità da parte dei gestori delle Rsd rispetto a quelli delle Rsa e tutto ciò sta preoccupando molto sia la politica che i comitati etici. Come comitato dei genitori non possiamo che sposare le parole del Difensore Civico». Sono le parole del Comitato al direttore Mussi: «Certamente il Difensore Civico si riferisce al Drg Toscana n. 1642/2020 del 21 dicembre 2020 in cui si definisce “la vicinanza delle persone sofferenti ai propri affetti costituisce un presupposto importante del processo di cura la cui interruzione,sebbene motivata da indiscutibili ragioni di sicurezza,comporta rischi per la salute e per il benessere delle persone ricoverate”». Secondo il Comitato genitori, questa delibera 1642 «chiaramente smentisce le dichiarazioni del direttore Mussi, che ha omesso di citarla, consentendo e dettando chiare linee di indirizzo per la ripresa delle visite, così come la direzione viene smentita anche laddove afferma che non vi sono lineee guida che invece da tempo sono state chiaramente esposte ed approvate. Nonostante le richieste inviate alla Direzione e alla Presidente Anffas non è mai stato accettato un confronto collaborativo con noi familiari; crediamo fermamente che i 10 ospiti più fragili vadano protetti, ma è altrettanto vero che si può trovare una soluzione per gli altri 27 che hanno la necessità di non interrompere la piena relazione con le loro famiglie. Facciamo presente che la quasi totalità degli ospiti ha potuto ricevere visite di mezz’ora due volte a settimana da parte di un unico familiare, nel breve periodo che va da fine giugno al 18 ottobre, e quasi nessuno è più uscito dalla struttura per trascorrere una giornata in famiglia dal 9 marzo 2020. In ultimo, vogliano ribadire la piena fiducia in tutti gli operatori che lavorano all’interno delle strutture, che per tutto questo lungo periodo sono stati “capaci di abbracciare con lo sguardo” i nostri cari».

Anffas E difensore civico

Ma in una lettera al difensore civico della Toscana Sandro Vannini, al presidente Eugenio Giani, a dirigenti e assessore regionali del sociale, alla direttrice Asl e al sindaco, la presidente dell’Anffas professoressa Fiorella Nari, ribadisce: «Le visite dei parenti nelle Rsd sono espressamente vietate dall’allegato A dell’ordinanza 93 del 15/10/2020 del Presidente della regione Toscana, tuttora in vigore, che, al punto 1 “accesso alle strutture sociosanitarie” recita “...non è consentito l’accesso agli ospiti dei familiari fino al termine dello stato di emergenza epidemiologica da Covid 19. Anche i rientri in famiglia sono sospesi fino al termine dello stato di emergenza epidemiologica da Covid19”. Pertanto – scrive la presidente al Difensore civico regionale– quella da lei ritenuta una grave violazione dei diritti personali è semplicemente doveroso rispetto delle norme».

In merito alla mancata attuazione stanza degli abbracci, scrive ancora la presidente: «Nessuna norma, diversamente da quanto lei fa intendere, impone la realizzazione della “stanza degli abbracci” indicata invece come una possibilità. Se nelle Rsd di tutta la Toscana non sono ancora state realizzate non è certo per mancanza di sensibilità ma per le caratteristiche di un’utenza, che evidentemente lei non conosce, profondamente diversa rispetto a quella delle Rsa. Essendo io stessa familiare di persona con disabilità intellettiva sono consapevole della grave sofferenza provata dalle famiglie in questo terribile periodo, ho grande comprensione delle richieste avanzate e pur confermando costante impegno e disponibilità nel trovare soluzioni giuridicamente percorribili in sicurezza, tutelando la salute di tutti e considerando anche la situazione di quegli ospiti che, per mancata autorizzazione da parte dei loro amministratori di sostegno, non hanno ricevuto il vaccino anti Covid 19, la posizione resta quella del massimo rigore nel rispetto delle norme, ma anche del più ampio confronto e collaborazione con le stesse persone con disabilità, le loro famiglie e gli organi regionali e locali deputati alla tutela delle persone con disabilità. Sicuramente sarà in gran parte per fortuna, ma forse in minima parte anche per il rigore nel rispetto delle norme che, fino ad oggi, non registriamo contagi da Covid19 nelle nostre Rsd». E conclude: «Pertanto, nel respingere in toto le sue accuse, considerati i toni, i contenuti e la grande diffusione che ha dato alla sua missiva, mi riservo di agire nelle opportune sedi a tutela del buon nome e dell’immaginedi Anffas di Massa-Carrara».

M.B.

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