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Ex Tobacco, sos dei residenti a Carrara: «Qui fanno un maxi deposito»

Ex Tobacco, sos dei residenti a Carrara: «Qui fanno un maxi deposito»

Una preoccupata lettera al sindaco De Pasquale e all’assessore all’Urbanistica sul futuro dell’ex manifattura acquisita dagli imprenditori Franchi e Rossi

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CARRARA. Una lettera aperta indirizzata al sindaco Francesco De Pasquale e all’assessore all’urbanistica Maurizio Bruschi. Una lettera firmata dai residenti della zona della Grotta per fare il punto della situazione sull’area ex Tobacco di dAvenza.

«Tempo fa abbiamo appreso dai quotidiani che l’area in oggetto era stata acquistata da una società che fa capo a industriali del marmo di Carrara (da Franchi e Rossi del Fiorino ndc) e questo, anche se ci aveva lasciato un po’ in apprensione per il futuro dell’area stessa, nel contempo ci rincuorava perché finalmente si sarebbe arrivati a sanare un complesso industriale dismesso da anni piena di storia e di opportunità per il nostro territorio – scrivono i residenti – Attualmente l’area e regolamentata dal Piano attuativo “Ex Tobacco” il cui principio fondante è quello di di recuperare un’area produttiva di grande interesse, considerato che gli immobili esistenti sono in grande parte considerati di valore, come testimonianza di architettura industriale ultra cinquantennale».

I residenti esprimono preoccupazione per i progetti ventilati «di opere e lavori da realizzarsi nel nome di uno sviluppo lavorativo e riqualificazione della zona. Credendo che i filantropi non siano persone che appartengono a questo tempo anzi, oggi una gallina deve dare almeno una dozzina d’uova, proviamo ad andare ad analizzare alcuni aspetti dei quali non se ne fa menzione – scrivono – Risulta che la società acquirente ha presentato osservazioni al Poc chiaramente, non ci è ancora dato di sapere cosa abbiano chiesto in variante, però per semplici supposizioni e conoscendo l’attività primaria dei soci, proviamo a metterci nei panni dei professionisti da loro incaricati, ed è proprio in questi panni che presumiamo che le richieste avanzate siano volte appunto all’incremento delle loro attività lavorative fra le quali potrebbe trovare spazio la demolizione dell’esistente e ricostruzione di capannoni per esposizioni con altezza 12 metri tale da poter ospitare carri-ponte, piazzali e depositi di materiali lapidei, con o senza lavorazione oltre ad attività artigianali». «Inoltre, è sospetta la celerità con la quale si è provveduto all’abbattimento degli infausti pini, adducendo cause quali la loro pericolosità ci fa pensare che nel lotto a disposizione, l’unica area libera dove poter realizzare deposito di marmi all’aperto con carro ponte è proprio quella! A meno che non avessero pensato di realizzarvi un camping».

E la lettera aperta prosegue: «Infine, pur non essendo esperti in marketing, siamo quasi certi che i grandi marchi non siano assolutamente interessati all’offerta in quanto già presenti con altre ben più consistenti cubature e spazi in zone limitrofe più facilmente raggiungibili e tutt’altra viabilità, chiaramente dicendo questo speriamo di sbagliarci per il bene della città nella quale ci troviamo quotidianamente a contatto con i problemi che l’affliggono. Nel pianoattuativo l’area dove erano presenti i pini era destinata ad opere di urbanizzazione a carico del proprietario quali spazi a verde pubblico, parcheggi illuminazione ed altre opere accessorie, ed è sempre stata presente graficamente una strada a “scavalco ferroviario” con rotatoria di uscita, ora scomparsa».

«Per concludere, evitando la costituzione di comitati vari che lasciano il tempo che trovano – terminano i residenti della Grotta – chiediamo semplicemente agli amministratori, che nell’esaminare le osservazioni inerenti l’area, sia prestata una maggiore attenzione e che quanto sopra espresso vi possa essere di aiuto, ribadiamo inoltre che siamo sempre stati consapevoli che la zona in cui viviamo è a vocazione artigianale, e per questo ci auspichiamo un recupero che tenga conto delle esigenze di tutti, sicurezza, posti di lavoro, riqualificazione urbana ed anche di noi residenti. Teniamo a precisare che l’area non ci risulta sia mai stata abitata da extracomunitari o insediamenti abusivi, nel qual caso avremmo provveduto tempestivamente ad informare le autorità». –

 

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