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Cava Polvaccio chiusa, allarme per l’occupazione

L.B.
Cava Polvaccio chiusa, allarme per l’occupazione

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carrara. «Bene le prime risposte delle istituzioni, ma non bastano...». Dalla Fillea Cgil tornano sulla vicenda che è stata sollevata nei giorni scorsi proprio dal sindacato con al centro la cava Polvaccio del gruppo Barattini chiusa e con quattro lavoratori interessati. Una questione di cui abbiamo detto e sulla quale sono arrivati gli interventi della Confindustria carrarese, di palazzo civico e di Firenze con il consigliere regionale Giacomo Bugliani e l'assessore Stefano Baccelli. C'è di più. Sì, perché come scritto nell'edizione di ieri, che quei fossi e canali alle cave fossero un tema da affrontare si sapeva da quasi dieci anni; più precisamente dal 2012, quando nell'estate di quell'anno il Comune di Carrara e la Provincia apuana – al tempo la competenza era di palazzo ducale, poi passata a Firenze successivamente, lo ricordiamo – avevano firmato un protocollo d'intesa “sull’assetto idraulico delle fosse demaniali e degli impluvi nei bacini marmiferi di Carrara”; ipotizzando quella che è ora tra le soluzioni (la sdemanializzazione) e che sarà al centro di un incontro ad hoc in Regione prossimamente. Anche se, come ripetuto dagli “addetti ai lavori”, i tempi per la sdemanializzazione non sono brevi. Una questione che si è riaperta, con l'articolo 33 (comma 5) delle norme d'attuazione dei Pabe (scheda 15, approvata nel novembre scorso) che disciplina questi casi. E torniamo alla Fillea, da cui, sottolineano, le parole «non bastano perché per noi serve risolvere il problema ora e poter tornare a lavorare subito». E spiegano: «Le ipotesi in campo per trovare una risoluzione proposte dalla Regione sono positive, ma non bastano e soprattutto non colgono proprio il merito dell’emergenza che abbiamo sollevato e che è poi il cuore del problema. Ci sono già lavoratori da 4 mesi che sono rimasti senza lavoro. Non possiamo più aspettare. Anche perché a breve questo blocco potrebbe coinvolgere altre cave e tanti lavoratori come esplicitato chiaramente dal Comune di Carrara». E si arriva così al capitolo proposte: «Nei mesi che serviranno per dipanare la soluzione amministrativa bisogna che la politica abbia il coraggio di decidere facendo una normativa ad hoc che consenta, nel frattempo, di poter continuare a lavorare prima che il problema diventi una gravissima emergenza occupazionale ed economica per il territorio. Ritengo infine necessario fare del caso specifico una immediata discussione all’interno del Comitato di distretto del settore lapideo. La legge regionale 35 del 2015 consegna al nostro territorio questo importante strumento. Deve quindi affrontare questa problematica contingente ed esserne protagonista. Spero quindi vivamente che tutti i componenti del Distretto – espressioni degli enti e delle parti sociali del territorio – sapranno far sintesi passando dalla discussione a sostenere unitamente una proposta concreta e fattiva per risolvere la vertenza che il comitato di distretto della Fillea Cgil Massa Carrara vuol continuare a sostenere». —

L.B.

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