Sicurezza
L’allarme: la ristorazione così rischia di scomparire
massa. Il nuovo dcpm che ha riportato la Toscana in zona arancione, è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno per i lavoratori del settore della ristorazione.
Critico sul modus operandi del Governo, anche Antonio Morelli presidente provinciale dei Cuochi Italiani. «Le tempistiche con cui vengono date le comunicazioni ufficiali sui dpcm - dichiara Morelli - è il primo dei problemi. I ristoranti lavorano su programmi minimo settimanali, basati su acquisti di merce fresca per la maggior parte, quindi merci ordinate in anticipo e stoccate nei frigoriferi...che fine faranno? Il personale, tutti professionisti del settore vessati da mesi, sono in attesa di cassa integrazione che arriva però singhiozzi. Senza poi considerare che la grandissima parte di lavoratori stagionali, non hanno diritto nemmeno a quella. Sembra che gli untori d'Italia siano ristoranti e strutture ricettive - continua Antonio Morelli - quando abbiamo rispettato fin da subito le regole con distanziamenti, sanificazione degli ambienti, tamponi al personale. Regole che vengono disattese completamente in altri ambiti regolarmente in attività. Noi come associazione stiamo facendo il possibile, ci confrontiamo quotidianamente con le istituzioni, siamo rappresentati da diverse sigle di settore che operano a livello nazionale, ma purtroppo la situazione è questa!» «Ci saranno alcune manifestazioni di protesta - conclude Morelli -, ma non vorrei fossero fini a se stesse. Il mondo istituzionale politico deve capire che così rischia di far sparire un comparto fondamentale non solo per l'aspetto economico italiano, ma per ciò che rappresenta nel mondo intero. Noi siamo disposti a qualsiasi cosa pur di riaprire, abbiamo accettato tutto ma chiedo solo di lavorare». —
Sara Lavorini
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