Toscana
Auto a fuoco, prende campo la pista dolosa
In corso le indagini dopo il ritrovamento di una tanica, guanti e giubbotti a Dedicò. Acquisiti i filmati delle telecamere
Tiziana Gori
fivizzano. Ci sono quei due giubbotti, le due paia di guanti. C’è soprattutto una tanica di benzina vuota, ritrovata nel podere di un pensionato di Debicò la mattina successiva all’incendio delle tre auto nel centro di Fivizzano, due delle quali di proprietà del presidente del Parco delle Apuane, Alberto Putamorsi, e del figlio.
E se la perizia dei vigili del fuoco non dava elementi certi di un atto doloso, il ritrovamento della tanica, dei guanti e dei giubbotti probabilmente impregnati di liquido combustibile stanno portando i carabinieri a vagliare con più convinzione la pista dolosa. Ne dà notizia, senza spingersi in particolari, lo stesso comando dell’Arma di Fivizzano. Sono in corso accertamenti sugli oggetti ritrovati a Debicò e si stanno visionando le telecamere di sorveglianza di tutto il centro fivizzanese.
Nella piazzetta dietro la centrale piazza Medicea, dove vive Putamorsi con la famiglia, non ci sono telecamere. Se ne trovano in piazza Medicea, in via Labindo (alll’entrata della Porta Parma), all’incrocio semaforico di via Nazionale. «Ci sono anche in piazza Garibaldi, nella zona sud di Fivizzano e in piazza della Libertà», ricorda il sindaco Gianluigi Giannetti.
Tutte a disposizione delle forze dell’ordine, sperando che la qualità delle immagini sia abbastanza buona per consentire di ricavarne elementi utili alla risoluzione del caso. Mercoledì sera, lo ricordiamo, pioveva, un altro elemento che non aiuta in questi casi.
Alberto Putamorsi ha detto ieri al nostro giornale che, se di fatto doloso si è trattato, probabilmente non è stato qualcuno che ha avuto bisogno di prendere l’auto. «Ho fornito informazioni che ritengo utili alle forze dell’ordine. Ipotesi su chi potrebbe essere l’autore». Perché che si sia trattato di un incendio doloso, Putamorsi non ha dubbi. «Quando sono uscito di casa ho visto una striscia di fuoco lunga un metro e mezzo e larga mezzo metro che dalla Bmw digradava lungo il leggero declivio fino al tombino. Decine di litri di liquido infiammabile. Pochi secondi ed è scoppiato l’incendio. O qualcuno ha forato il serbatoio della mia macchina oppure quel liquido è stato sversato».
Era stata la moglie di Putamorsi che, salendo le scale per andare a dormire, aveva scorto un bagliore nella piazzetta, vicino alla Bmw Extreme del marito e alla Fiat Panda del figlio.
Erano le 22, 26. Il presidente del Parco ha aperto la porta di casa e ha fatto in tempo a vedere la lingua di fuoco che si attaccava alla Bmw, poi alla Panda e ad un’altra auto parcheggiata nella piazzetta. Questione di attimi. Il tempo di comporre il numero dei carabinieri e dei pompieri e le auto sono state avviluppate dalle fiamme, gli airbag sono scoppiati, così come gli pneumatici. Putamorsi ha fatto allontanare da casa la moglie e la nipotina. I militari sono arrivati quasi subito, mentre anche i residenti in zona si affacciavano, attirati dai rumori e dalle fiamme. Circa mezz’ora dopo, da Carrara, è arrivata una squadra di vigili del fuoco, che ha spento l’incendio. Per le macchine, niente da fare. E mentre Putamorsi riceve la solidarietà del Cai e del vicecapogruppo in consiglio regionale di Fratelli d’Italia, Vittorio Fantozzi, il sindaco Giannetti non può fare a meno di augurarsi che il nodo incendio doloso – incendio accidentale sia presto sciolto: «Mi auguro per i primi giorni della prossima settimana. Se la Panda del figlio fosse stata carica di gas metano le conseguenze avrebbero potuto essere molto gravi. E a Fivizzano sarebbe la prima volta che accade un fatto del genere».
Putamorsi, dal canto suo, esclude che possa essersi trattato di un gesto di vendetta da parte di imprenditori del marmo o di ambientalisti. —
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