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Aulla, la città dove l'uomo senza sonno ha rubato pure la fiducia

Libero Red Dolce
Aulla, la città dove l'uomo senza sonno ha rubato pure la fiducia

In due settimane undici vetrine spaccate con lo stesso metodo. Ripreso da tre telecamere, i carabinieri sono sulle sue tracce

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AULLA. L’uomo senza sonno, il “serial vetriner” di Aulla ha un identikit. Gliel’hanno rubato due telecamere di sorveglianza negli ultimi colpi in città, quando meno accorto o forse più sicuro di sé, ha spaccato le vetrate di due negozi con gli impianti di videosorveglianza. «È entrato da un buco nel vetro che si è aperto a colpi di pietre e pedate. Un foro minuscola, striscia come un gatto. No, no: come un verme», spiega Fabio De Nitto, uno dei commercianti colpiti.

Alto, magro. Magrissimo anzi, secco come un chiodo. Sembra di carnagione bianca, un pochino di barbetta e naso aquilino. Mascherina chirurgica, scaldacollo in testa portato come un berretto. Non si sa di più dell’uomo che ogni mattina mette più ansia della sveglia a chi ha un’attività in città. Le telecamere hanno ripreso solo lui, ma non è escluso che possa avere dei complici. mentre passeggiamo tra le strade, di giorno, è difficile indovinare come scelga i suoi bersagli.

«Sembra di essere tornati al 2018» per Adele Corsetti, che porta avanti un piccolo alimentari in centro. È una memoria comune in città: l’autunno dei furti, con i ladri che sembrano imprendibili. Poi finì, così come era cominciata. L’ansia era la stessa. E insieme a questa, negli ultimi giorni, è tornata un’altra sensazione. Una convinzione.

Quei furti erano soprattutto la conferma pratica di un pensiero diffuso nato l’anno primo. Nell’ottobre del 2017. Un pensiero che attraversa la cittadinanza, una sua parte almeno, come un mantra. “La città è abbandonata, in mano a rapinatori, spacciatori e sbandati. Ad Aulla vincono i criminali”.

Cos’era successo? Un’inchiesta della procura aveva portato alla luce un presunto sistema di pestaggi, violenze e violazioni delle leggi da parte dei carabinieri. Percosse ai fermati, torture, militari che si coprono l’un l’altro. Un terremoto. E la caserma di Aulla ne era l’epicentro.

Sono passati quattro anni e il processo va avanti, tra le difficoltà del Covid, nelle aule. Il giudizio su quei reati, che coinvolgono 27 carabinieri, deve ancora arrivare. Le accuse andranno dimostrate. Ma una sentenza, per le strade di Aulla, è già stata emessa. Sommaria per quanto sia, si è diffusa. Senza vaccino si è allargata. “Ad Aulla la legge non c’è”.

Così quando il paese ricomincia a svegliarsi con la notizia di negozi assaltati per rubare pochi spicci, con una vetrina spaccata quasi ogni sera, il mantra seppellito riemerge in superficie.

Con undici colpi in poco più di due settimane il “serial vetriner” ha dato alla comunità un avversario. Per paradosso, un motivo di unità.

Chi non ha le saracinesche al mattino si sveglia con il fiato sospeso. Siamo ancora nel recinto di un’Aulla più protetta, nella raccolta piazza Cavour dove Marina Muscioni ha la sua attività, Ago & Filo. A fare da filtro all’esterno solo le sue vetrine. «Ma per fortuna in questa piazza, come nelle strade qui intorno, ci sono le telecamere». Non che dorma sonni tranquilli. «Al risveglio spero sempre di non trovare telefonate o messaggi. E allora mi dico: okay, non è successo niente stanotte». In centro qualche speranza in più c’è. Anche se non troppo lontano da qui il ladro ha sfondato la vetrate del fioraio Fioriselda.

Elda Bernardi, del salone da parrucchiere “I Giz”, è stata visitata qualche giorno fa. Mostra subito la vetrata, ricomposta. «L’ho rimessa a posto subito, non sono una a cui piange piagnucolare». Accanto alla porta le immagini di X Factor, dove ha lavorato per due edizioni. «Cos’hanno trovato nel mio registratore di cassa? Una pallina rimbalzina, il santino di Padre Pio...». Ride, non si è fatta togliere il buonumore. Anche lei, però, è stata toccata dal virus della sfiducia: «i carabinieri sono stati molto gentili, ma per ottenere risultati, non so, mi sembrano che abbiano le mani legate. E qui fuori, certe sere, bisognerebbe vedere che facce ci sono».

I Giz è già fuori dal centro, sulla via Nazionale già visitata dal ladro con un colpo alla stazione Q8. Si prende l’auto per andare nella prima periferia aullese, nel quartiere Filanda.

Un altro salone, Les Folies, derubato il 4 febbraio. Uno dei primi. “Gira la ruota, oggi tocca noi”, scriveva la titolare Francesca Mazzoli su Facebook.

Qui di telecamere ce n’è ancora meno, se non qualcuno all’interno. Al bar Maga le hanno. Appena dentro gli occhi della proprietaria Alice Besedniak si illuminano di accogliente simpatia . Nemmeno il tempo di domandare dei furti che, scherzando, incrocia le mani e ostenta le corna scaramantiche. «Abbiamo già dato anni fa, anche se poi potrebbe ricapitare. Abbiamo le telecamere, ma che cosa potranno riprendere? Uno incappucciato. Ci si fa poco».

Aulla aspetta un’altra sveglia. Sperando magari di potersi riconciliare con le istituzioni, ritrovando fiducia nelle forze dell’ordine. —

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di Redazione web