Sicurezza
Scontento del rapporto rapina una prostituta
Dopo averla pagata 100 euro, le punta il coltello e la deruba L’episodio è dell’agosto 2014, condannato a 2 anni e 4 mesi
Libero Red Dolce
massa. Cento euro per dieci minuti di sesso, ma il cliente ha ritenuto che valesse la formula “soddisfatti o rimborsati”. E dopo avere insistito per un altro rapporto, con la donna che si è rifiutata in modo categorico, si è fatto giustizia da sé minacciandola con un coltello e rubandole la borsetta con dentro 200 euro. Per poi fuggire in automobile. Ma non gli è andata bene: una testimone ha preso il numero di targa e alla fine delle indagini è andato a processo, prendendo una condanna a 2 anni e 4 mesi in primo grado.
Fu lui stesso ad approcciare la donna, una notte dell’agosto 2014, su lungomare di Levante a Marina di Massa. La donna, una prostituta, stava lavorando nella piazzola abituale, in attesa di clienti.
Ed ecco che a un certo punto si accosta un’automobile con a bordo l’uomo che fa scendere il finestrino elettrico. La proposta: “con cento euro?”. Vuole un rapporto completo e si accordano per appartarsi dieci minuti. Non in macchina, la ragazza gli propone di accompagnarla nella sua abitazione.
L’appartamento lo condivide con un’altra ragazza, compagna di lavoro e di piazzola. Un personaggio importante per la storia, come vedremo.
Intanto i due si dirigono in casa e una volta lì consumano il rapporto. Ma il conto alla rovescia incombe, come da accordi. Dieci minuti, dieci euro per ogni minuto. E per l’uomo, evidentemente, passano troppo in fretta.
A questo punto, secondo le dichiarazioni rese dalla donna prima ai carabinieri e confermate in tribunale, trascorsi i dieci minuti concessi lei lo avvisa che è finito. Ma l’uomo replica che, in un così breve lasso di tempo, non è riuscito a portare a termine il rapporto. E dunque le chiede un altro supplementare.
Lei risponde che per continuare servono altri soldi, si riveste e fa per uscire da casa. A quel punto l’uomo diventa aggressivo, la spintona per le scale e una volta fuori comincia a strattonarle la borsetta. Vuole indietro i soldi, fa paura. E dopo un tira e molla, riesce a vincere la sua resistenza e le strappa la borsa che lei tiene a tracolla.
Lei non ci sta, reagisce. Ma lui la dissuade subito: tira fuori un coltello dalla tasca e glielo punta contro. E subito dopo sale in macchina, ingrana la marcia e parte a tutta velocità.
Ci sono altri occhi però a osservare la scena. Sono quelli dell’amica, che da una finestra osserva la colluttazione e ha la prontezza di prendere il numero di targa dell’auto prima che l’uomo fugga. È una mossa decisiva.
Le donne infatti vanno a denunciare e proprio dal numero di targa i carabinieri risalgono al proprietario dell’auto, che in realtà è il datore di lavoro del cliente della prostituta. Gli aveva lasciato l’automobile aziendale, ma al foto riconoscimento le due donne riconoscono subito il rapinatore. Che finisce a processo.
La testimonianza dell’altra ragazza viene fissata con l’incidente probatorio. Un bene per l’accusa, dato che poi sarà irrintracciabile. E alla fine della vicenda il collegio giudicante, presieduto dal giudice Augusto Lama, ha condannato l’uomo a 2 anni e 4 mesi di carcere e 500 euro di multa per rapina aggravata. —
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