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In fila al Cup, lunghe attese in piedi e al freddo

Alessandra Poggi
In fila al Cup, lunghe attese in piedi e al freddo

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carrara. Ore in piedi e al freddo per consegnare una provetta. La testimonianza della signora Benedetta Salutini che mette tutto nero su bianco in una lettera. «Buongiorno la presente lettera per denunciare quanto sia sbagliata la lunga attesa che i cittadini devono fare per consegnare delle provette già pronte al Cup. Spero di essere di aiuto e costruttiva per eventualmente migliorare un servizio indispensabile, (in virtù di un diritto improrogabile, come quello della salute) ma che stamani, lunedì 15 febbraio, faceva pensare a tutto tranne che al vero scopo del Cup, richiesta o presentazione. Ore 8, 10 mi reco alla palazzina grigia di piazza Sacco e Vanzetti, chiedo informazioni e mi metto in fila. Una lunga fila, uomini e donne soprattutto anziani e vecchi neppure tanto distanziati, un freddo becero un silenzio rispettoso almeno nei primi 40 minuti poi un lieve fermento perché’la fila non scorre. È freddo gelano piedi e mani. E perché’non scorre? Domanda ricorrente tra i presenti. Certo le urgenze vanno rispettate ma è impensabile che chi come me, con una provetta solo da consegnare debba attendere chi ha da fare il prelievo di sangue quando è ovvio che la mia operazione costa cinque minuti di tempo mentre l’altra molto di più». «Perché – continua – in un paese tecnologico come il nostro si deve attendere quasi due ore per un’operazione veloce e snella se la fascia di orario permette a una delle due ragazze sulla porta di ritirare le provette attaccarci l’adesivo e riporle in cestino apposito per snellire fila, accettazione e il lavoro degli infermieri occupati a prelevare il sangue? Basta una delle tre impiegate all’accettazione per svolgere l’operazione come sportello adatto per digitare quel che serve e snellire ferocemente una fila chilometrica che non ha davvero senso visto che investe malissimo il tempo facendolo sprecare a chi come me deve recarsi al lavoro». —

Alessandra Poggi

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